domenica 1 marzo 2020

Living together


    Non entrerò nel merito delle vicende che stanno riempiendo le pagine dei giornali. Le informazioni su infezioni e contagi ci sono. O no?
Ohibó, perché ho scritto "o no?"?
Perché se c'è una cosa che noto in questa storia è che ogni giorno ci sono tre o quattro informazioni importanti sulla vicenda. Forse anche qualcuna di più, che ne so.
    È che affogano. In un mare di 1000 messaggi.
Un problema serio deve veicolare poche informazioni utili. Come fanno ad arrivare se camminano insieme a una valanga di news sull'argomento?
    Oggidì le notizie non arrivano solo attraverso giornali, TV e radio come quando ero meno anziano, "e ce lo so" direbbe un blogger di Roma e dintorni. Giungono anche attraverso i social network e le applicazioni di messaggistica, "sapevatelo" direbbe gente che scrive modernamente.              Alcuni hanno l'abitudine di restare collegati a questi ultimi mezzi di comunicazione mentre lavorano, non so come facciano.
Lunedì scorso, ad esempio, nelle piccolissime pause di una intensa giornata lavorativa (sono quello che tutti amano definire "il medico curante"), ho ritenuto che qualche minuto dovesse essere dedicato a dare una veloce occhiata alle mail e alle prime pagine dei giornali online. Nel frattempo una certa utilissima chat professionale (dove magari, come di norma in quella chat, qualcuno inoltrava disposizioni regionali e nazionali, iniziative utili, consigli preziosi o frasi intelligenti) produceva un migliaio di messaggi. Questo dopo che l'amministratore del gruppo, prevedendo che sarebbe stata una giornata mediaticamente intensa, non si era raccomandato altro che stare attenti a non intasare di messaggi la chat quando in molti attendevano soprattutto notizie "d'ufficio" dopo un weekend drammatico per tutti. Vi ricordo che il problema "grave" per l'Italia è emerso venerdì pomeriggio.
    Nel frattempo la gente comune guardava telegiornali su telegiornali, leggeva Facebook su Facebook e chi più ne ha più ne metta, poi chiedeva al medico curante informazioni sul virus del momento. Cercava un parere autorevole quando l'informazione (quella che potremmo sinteticamente definire "ufficiale") non riusciva ad esserlo, dando versioni discordanti, veicolando contemporaneamente "è un'epidemia di una infezione grave", "è solo una banale influenza" e tutte le sfumature possibili tra queste due notizie.
    Nel frattempo alcuni colleghi (l'ho scoperto dando poi qualche occhiata salterina alle "conversazioni") provvedevano a deludermi, farmi scoprire mediocrità insospettate, divenire veicolo di informazioni se non proprio fuorvianti, perlomeno molto confuse.
    Certo, non era mai accaduto che i TG parlassero di "quarantena", che si chiudessero scuole di diverse zone, si sospendessero manifestazioni e spettacoli. È un fatto nuovo, ohibó.
Ma lì si vede il sapiente, il modesto, il saccente, il "cintura nera di ansia", il genio, il pirla. Niente come "un fatto nuovo" ti fa dare una rivalutazione di te stesso e di chi ti circonda.
    Tutti navighiamo tra il non saper nulla di qualcosa e il sapere qualcosa di qualcosa, si può restare autorevoli anche ammettendo di non sapere tutto, di non avere una certezza sul futuro di una questione calda e recente; mentre l'atteggiamento di chi sembra aver capito tutto (tutto quello del quale si avrebbe bisogno e che sia necessario fare) mi sembra fuori dal reale, non avete anche voi voglia di reale quando ci sono dei nuovissimi problemi?
    Ma intanto chi ci chiede di dare una risposta a una semplice domanda, chi vuole una parola per tornare a casa un po' più consapevole è lì, a chiedere che tu sia tutt'altro che vago, vuole vederti forte, vuole una figura attendibile e frasi concrete.
    Le informazioni utili sono lì, cerchiamole con metodo, imparare a individuare e usare fonti appropriate d'informazione, non ci inventiamo "istruzioni per l'uso" personalizzate e differenti dalle circolari ufficiali, confondere la gente con il "fai da te" della comunicazione può far danni peggiori del male stesso.
    E una cosa va attenzionata adesso che si è più vigili sulle problematiche di salute. Forse la più ovvia, ma quella da ribadire lo stesso. Le precauzioni igieniche, quelle che riguardano lo stile di vita, i comportamenti che ci difendono dalle infezioni, sono per tutti i giorni. Lo erano prima del coronavirus, lo sono adesso che ci sono contagi, lo sarà anche se questa brutta storia finirà (come tutti speriamo).
"Amore mio non devi stare in pena,
questa vita è una catena,
qualche volta fa un po' male.
Guarda come son tranquilla io
anche se attraverso il bosco
con l'aiuto del buon Dio,
stando sempre attenta al lupo.
Attenti al lupo.
Living together..."
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mercoledì 5 febbraio 2020

Non dovremmo dover


    Non dovremmo in questa breve vita dover perdere tempo a vedersi arrivare sul cellulare immagini di un gattino vicino a un cappuccino e buongiorno, buon venerdì, e minchiate simili.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita a dover ("Hai usato lo stesso verbo già tre volte!") sopportare colleghi medici che, visto che nel protocollo sul coronavirus c'è scritto "proveniente da paesi a rischio" senza specificare "negli ultimi 15 giorni" o un periodo simile, credono che significhi "cinese" o "che è stato in Cina" in generale, e pensano che mangiare in un ristorante cinese possa essere rischioso quanto essere appena tornati da Wuhan.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita a cercare sinonimi quando scriviamo, perché qualcuno ha deciso che non puoi usare lo stesso vocabolo a ripetizione. Se, nello scrivere, la bellezza della forma sta nel sostituire "disse" con "proferì", poi con "fece lui" e poi fare esclamare il personaggio per usare "esclamò" e farlo borbottare per spararsi un "borbottò", benvenuti nella prigione di chi vuol scrivere in italiano. Prigione dove ci si è chiusi da soli.
    Non dovremmo in questa breve vita dover perdere tempo a leggere o ascoltare persone che pensano di sembrare migliori premurandosi OGNI ANNO di annunciare pubblicamente che non guarderanno il festival di Sanremo. E 'sti cazzi.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita ad ascoltare quelli che si sentono quasi in dovere di dover fare sempre una allusione sessuale a qualche parola che tu hai appena pronunciato che possa permettere la scontata, trita allusiva battuta che non fa e non farà mai ridere nessuno tranne chi la pronuncia e ridacchia solitariamente in maniera allucinante.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita ad ascoltare gente così ignorante in cultura pop (o semplicemente cultura) da dover parlare di Halloween come di una moda recente o dargli significati negativi, mai come le loro tristi vite senza il grande cocomero e senza i Simpson.
    Non dovremmo in questa breve vita dover perdere tempo a dover ricordare agli amici che condividere pubblicamente i propri gesti di pirateria digitale oltre che essere reato è una apologia del rubare, è un educare a un danno.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita a dover sentire la frase "solo un minutino" (fino a 5 minutini) da chi ha parcheggiato in doppia fila contribuendo concretamente alla cattiva qualità della vita dell'universo.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita ad ascoltare persone che chiamano scienza una superstizione, a 19.99 euro la confezione.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita a dover sopportare a tavola conferenze di "nutrizionisti della domenica" ad ogni pasto conviviale. Ci si può cibare in compagnia senza dover per forza parlare di cibo per due ore di seguito.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita a sopportare quelli che si credono cinefili perché amano i film che conoscono e però criticano film che non hanno mai visto.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita a dover spiegare che c'è anche chi in Italia non è interessato al gioco del calcio, "Ma ... I mondiali? Non guardi neppure i mondiali? E come mai?".
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita ad ascoltare quelli che pensano che la vita della società sia quella della quale parlano su facebook i propri amici più ignoranti, e solo quella.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita a frequentare chi pensa che tu sia una bella persona finché non dici quello che sinceramente pensi .
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita a leggere sui social i commenti di chi commenta tutti i post di tutti i propri contatti, sempre, probabilmente magari se una volta non lo facesse si sentirebbe in colpa.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita a leggere il passaggio di consegne con le altre cose che non hanno mai avuto l'incontro della prossima stagione di prosa che il messaggio a terzi senza dover parlare con le altre persone... Niente, quest'ultimo periodo ho lasciato che lo scrivesse il suggeritore automatico del tablet per vedere se eravate attenti.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita a preoccuparci di mettere frasi divertenti negli articoli perché la gente si aspetta che tu scriva cose umoristiche, sempre.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita ad ascoltare gli elettori che parlano di ciò che non funziona senza mai una frase di stupore, non dico riconoscenza, per quelle cose che funzionano. Un po' come quelli che parlano soprattutto degli effetti collaterali dei farmaci che prendono, anziché quanto bene facciano loro.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita a doverci credere mediocri solo perché altri temono la tua intelligenza e invece tu per anni hai creduto che avessero qualcosa che tu non avevi. Poi un giorno capisci, grazie al cielo, che i mediocri erano loro.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita a fare finta di non guardare qualcuno o qualcosa. Lo sguardo, il nostro sguardo, siamo noi.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita ad ascoltare pregiudizi, tra l'altro chi ha pregiudizi non ascolta. Avete presente chi non ascolta il testo di una canzone perché il cantante non è vestito come ti vestiresti tu? Ecco, quello è il pregiudizio che si condanna quando lo hanno le altre culture, senza accorgerci che ce lo abbiamo dentro come una maledetta infezione.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita a crederci scrittori. Quelli che credono veramente di esserlo senza in effetti esserlo sono troppi, troppi. È essere lettori l'impresa eccezionale. Ci vedrete seduti in seconda o in terza fila, in genere circondati da scrittori.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita a guardare "le fiction" in TV. Tutto tempo rubato a guardare i telefilm.
    Non dovremmo dover perdere tempo in questa breve vita a leggere articoli composti da periodi che iniziano sempre con la stessa frase.
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lunedì 3 febbraio 2020

INSURRecsciON

“Papà, ci vediamo il DVD dei Teletubbies?”
“No”
“Papà, cos’è questo DVD?”
“Un bel film, stavo appunto per vederlo”
“Papà, è tutto così? Il filmino dell’agriturismo?”
“Non è agriturismo, sono i ba’ku, e vivono su un pianeta lontano lontano…”
“Lontano quanto?”
“Milioni di chilometri”
“E fanno tanta strada per fare agriturismo?”
“Non sono turisti, vivono là sempre”
“Chi sono questi signori che li spiano?”
“Sono quelli di Star Trek”
“Che ci fanno nel pianeta dei bacù?”
“Agriturismo”
"Papà, non vedo Lorella Cuccarini, dov'è?"
"È lì, la vedi? È truccata da platano. Quella specie di pino a sinistra è
Gianni Morandi"

“Papà, perché i signori con le tute rosse sono invisibili?”
“Non volevano pagare il conto dell’agriturismo”.
“Perché sparano raggi sui bimbi?”
“Facevano domande continuamente”
“Papà, perché l’androide è impazzito?”

“Ha un cervello computerizzato. Succede sempre. Basta riavviare e torna normale”
“Papà, che vuol dire IU CIN CE FO’?”
“Vuol dire BIMBI ANDATE A NANNA”
“Papà, perché al signore pelato mettono le treccine in testa?”
“Fa le prove per un film dove interpreterà Pippi Calzelunghe”
"Papà, perchè il signore cattivo si fa tirare la faccia?"
"Vuole un posto a DOMENICA IN"
“Papà, cosa fa la signora bruna al collo del signore con la barba?”
“Massaggio”
“Perché?”
“La signora Troi è L’Ufficiale addetto ai massaggi al collo”
“Papà, perché il signore pelato e l’androide giallo fanno il karaoke?”
“Si preparano a presentare “Furore” se gli va male con Star Trek”
“Papà, cos’è la Prima Direttiva?”
“Vuol dire che le persone degli altri pianeti devono essere lasciate in pace”

“E allora perché sono andati a disturbare i bacù all’agriturismo?”
“Comprano un po’ di zucchine e ricotta e vanno via subito”
“Papà, perché il signore ciccione si fa fare la barba nella vasca da bagno dalla signora che massaggia il collo?
“Ogni due massaggi al collo si vince una rasatura”
“Papà, perché il bambino del film fa continuamente domande?”
“Succede, nei film. Nella vita reale è peggio”
“Papà, perché la Federazione vuole trasferire i bacù su un altro pianeta?
”Per aprire un McDonald’s al posto dell’agriturismo”
“Papà, perché l’androide ha un canotto incorporato?”
“Si chiama Data ed è perfettamente funzionante e programmato per tecniche multiple, non hai ancora visto l’aspirapolvere e l’antenna parabolica”.
“Perché il signore grosso dice di avere la faccia come il sedere di un androide?”
“Spera che se lo chiamano FACCIA DI SEDERE diventi un complimento”
“Papà, perché il signore pelato balla il mambo davanti allo specchio?”
“Nel pianeta c’è una magia che fa diventare più giovani”
“Allora questa la so! Su lui funziona al contrario e si rincitrullisce…”
“Ma no! Ringiovanisce e per questo balla il mambo!”
“Vuoi dire che quello non è un vecchio signore rincitrullito che balla il mambo, ma un giovanotto?”
“Forse hai ragione. Su di lui funziona al contrario”
"Papà, è vero che quella signora ha più di trecento anni?”
“Sì”
“E come mai sembra più giovane della nonna?”
“Chi ti dice che la nonna non ne abbia cinquecento?”
“Quel gufo con gli occhiali che sguardo che ha! Lo prendi, papà ?”
“Che c’entra questo col film?”
"Papà, perché il signore pelato si sorprende che i bacù facciano 30 anni di apprendistato?"
"Perché non sa che in Italia è normale".
“Papà, perché il signore con la faccia di patata sanguina dalla fronte quando si arrabbia?”
“Cavar sangue da una patata è possibile nei film di fantascienza”
“Papà, perché scappano tutti via dall’agriturismo?”
“Si mette male. In arrivo verifica fiscale, o qualche pullman di gite scolastiche”
“Papà, perché l’androide vorrebbe sapere com’è essere un bambino?”
“Per vedere Star Trek col papà e non stare mai zitto”
“Papà, perché le signore dicono che a loro si sta rassodando il seno e che è una cosa che a loro non interessa?”
“Avevano già pagato in anticipo un chirurgo plastico”
“Papà, perché sparano sui bacù?”
“Qualcuno avrà mangiato male e speso molto all’agriturismo, e adesso si vendica”
“Papà, perché il bambino torna indietro a prendere l’animaletto?”
“Perché l’ha visto fare in centinaia di altri film”
“Papà, perché il signore con la faccia di patata picchia il signore con la barba bianca?”
“L’ammiraglio? Non vuole pagare il lifting”
“Cosa?”
“Farsi tirare la faccia”
“Ma gliela sta tirando tanto tanto, adesso, la faccia”
“Si sono messi d’accordo sul prezzo, allora”
“Papà, perché tante astronavi che sparano e cose che esplodono?”
“Nel cinema sono come i fuochi artificiali. La festa sta per finire”
“E ci vediamo un altro film di Star Trek adesso?”
“No, voglio vedere il DVD dei Teletubbies”.


(Articolo pubblicato su INSIDE STAR TREK MAGAZINE, anno 2000)

domenica 2 febbraio 2020

Senza addurre motivazioni plausibili

    Forse dovremmo tenere presente che ogni piccolo aspetto della nostra esistenza andrebbe osservato con attenzione e osservandolo dovremmo chiederci cosa può insegnarci o a cosa ci rimanda.           Lasciandolo nella sua unicità. Vincendo la tentazione di contrapporlo a qualcos'altro. Perché il benaltrismo è sempre dietro l'angolo, appostato per distruggerci. Per questo oggi avrei deciso di utilizzare questo spazio che finora ho usato pochissimo per parlare un po' più spesso. Possibilmente parlare di tutto. Qualcuno sussurrerà "se ne sentiva la mancanza..." e qualcuno lo farà dicendo questa frase con sarcasmo, ma io scriverò in questo spazio per quelli che in cuor loro sentono emergere questa frase per davvero.     Per anni diverse persone, alcune a me molto care, mi han chiesto di scrivere qualcosa su questo o su quello, e io non l'ho fatto. Per pigrizia, soprattutto, ho risposto spesso con dei "no" senza addurre motivazioni plausibili. Magari per non mettermi in gioco su qualcosa che in fondo mi stava chiedendo proprio questo .   Accennavo poco fa al benaltrismo. Qualche notte fa ho letto il post di un mio contatto su Facebook, un giornalista. Che segnalava la personalissima iniziativa di un personaggio pubblico nel testimoniare il proprio antifascismo. Mi hanno sorpreso alcuni commenti al post. Che sintetizzerei con "con tutti i problemi che ci sono - eccetera eccetera - stiamo qua a parlare di fascismo e antifascismo", e poi quella parola: "priorità". Eccolo, il benaltrismo. In questo caso più pericoloso che mai. Nella nostra società vi sono molti problemi da affrontare, ma tutti questi problemi li possiamo o li potremo affrontare se vi sono le condizioni di libertà per farlo. La democrazia è condizione essenziale per affrontare un problema. Il lavoro, la salute, l'istruzione... come si fa a pensare che queste priorità rendano secondario o trascurabile un pericolo rappresentato da nuovi fascisti? Che sarebbero quelli che impedirebbero di definire, valutare, affrontare un problema con la libertà della popolazione interessata? E del suo diritto a essere informata? Non vado avanti a parlarne, meglio esser brevi e rammentarsi che per qualcuno sarebbero affermazioni ovvie. Ma, con l'aria che tira, ricordarlo non è mai abbastanza.

mercoledì 27 novembre 2019

Dove vivevate?

Carissima Rossana,
ho trovato il tuo indirizzo di posta da qualche parte nel mio vecchio portatile (Un cimelio: funziona ancora con il Windows Vista Second Edition Service Pack 4), e mi è venuto in mente di scriverti (Ti chiami Rossana, vero? Purtroppo l'indirizzo era associato al nome Ross, e come forse ben saprai, o forse no, anch'io fui vittima di quell'epidemia di perdita di memoria conseguente a quel nuovo dolcificante che misero nelle bibite dietetiche quattro anni fa, nel 2012), non so se mi risponderai.
Il dottor Tatianchicov vuole che metta per iscritto più cose possibili riguardanti i miei ricordi parzialmente cancellati dal Dolgina,
scrivere una lettera pare che sia una buona terapia. Quando misero definitivamente al bando l'aspartame e venne fuori il Dolgina nessuno si aspettava questo effetto collaterale, le persone che videro svanire una parte dei loro ricordi furono milioni in tutto il mondo, tra questi io, ma mi è andata meglio che al nostro comune amico Alfio (o Mimmo? Parlo di quel nostro comune amico che veniva con noi alle convention di Star Trek e cantava brani lirici).
Alfio (o Mimmo?) mi ha telefonato il giorno di Pasqua per farmi gli auguri, ma sosteneva che io fossi il Presidente del Club dei fan di Batman e che insieme per anni avessimo lavorato a una rivista su internet dedicata all' uomo-pipistrello. Io invece, se c'è una cosa che ricordo bene, è che facevamo un giornalino su Star Trek e che tu eri il direttore. Star Trek... mi meraviglio che ci sia ancora, anche se non è più quello di una volta.
A te è piaciuta la puntata con l'uomo-patata?
E quella dove comprano i gelati e parlano tutto il tempo dei materassi delle televendite?
Non capisco poi che ci stia a fare su una nave della flotta stellare un distributore di pop corn. Cioè, ci potrebbe pure stare, ma perchè costruirci attorno un doppio episodio? Noiosissima è poi quella puntata dove il capitano si innamora della donna-macchina da scrivere. E i Klingon, poi? Son sicuro, nonostante il Dolgina, di ricordarmeli diversi. Di sicuro non facevano il karaoke con i brani di Frank Sinatra e non avevano la fissazione del Sudoku. Mi sono annoiato un po' meno in quel ciclo di puntate ambientate sul pianeta dove tutte le aliene stavano in topless, anche se il fatto che avessero ciascuna da quattro a sei tette mi è parsa una esagerazione. Se poi una ha sei tette e porta la quinta, uno potrebbe distrarsi un po' troppo dalla trama, penso. Non mi piace neppure il personaggio del Primo Ufficiale, sembra Giucas Casella.
Potrei anche sopportare che gli somigli come una goccia d'acqua, ma il fatto che dica sempre "soltanto quando lo dirò io" è troppo.
Basta parlare di Star Trek.
Ho ripreso a lavorare, faccio sempre il lavoro di McCoy, e ho pure una segretaria- robot. Ho preso quella della Kodafone, è davvero efficiente, anche se cammina come un pinguino. Purtroppo ieri, a causa dell'upgrade sul nuovo Piano Terapeutico per il glaucoma, le si è incantato un circuito e ha cominciato a parlare solo in rima, e la signora che voleva la ricetta per le pillole per il colesterolo si è irritata non poco a sentire 117 versi tutti in rima con barolo e polistirolo, e le è salita la pressione a duecento.I miei figli stanno bene, la piccola fa la velina ed è fidanzata con un calciatore e il grande sta partecipando alla regia della dodicesima stagione del telefilm Lost. Ora, capisco che non vogliano chiudere una serie di successo, ma questi stanno da 12 anni dispersi su un'isola deserta, non sanno neppure che gli Stati Uniti d'America sono diventati una colonia cinese e del carcere a vita per chi fuma sigarette, non è ora che li vengano a prendere?
Mia moglie, che purtroppo fa parte di quelle persone che bevvero la bibita col Dolgina, sta riacquistando da poco alcuni ricordi perduti, e fortunatamente recentemente ha smesso di essere convinta che io sia George Clooney. Non le capitava tutto il giorno, ma solo per un paio d'ore dopo aver bevuto il caffé (per fortuna ne prende uno solo al giorno), a volte era una cosa tutto sommato anche divertente, in genere era imbarazzante.
Avevo provato a sostituire la miscela con del decaffeinato, ma cominciava a chiamarmi Brad e ho preferito lasciar perdere. Vorrei tanto rivederti, ma non mi ricordo purtroppo dove abiti. Pontedera? Vignole Borbera? Voghera? Valmadrera? Portalbera? Filighera?
Deve essere uno di questi posti, fammi sapere che prendo la monorotaia e vengo a trovarti. Da quando hanno abolito gli aerei è il mezzo di trasporto che preferisco, visto che col nuovo Ponte sullo stretto di Messina (il secondo, dopo il crollo del primo) si va presto dappertutto.

Ti abbraccio.

Francesco
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Questo articolo di F. Spadaro è tratto  dal numero di settembre 2016 dello Star Trek Italia Magazine

mercoledì 20 febbraio 2019

Si può fare!

    Se, alla domanda "Quali sono i capolavori cinematografici tratti da un libro di fantascienza?" c'è da dare qualche risposta, difficilmente si sentirà esclamare "Frankenstein Junior!", poiché il film di Mel Brooks e Gene Wilder è considerato sì un capolavoro, ma della comicità. 
    Eppure il libro "Frankenstein o il moderno Prometeo" della scrittrice britannica Mary Shelley, uno dei più famosi libri di fantascienza, che ha avuto molte versioni cinematografiche, trova in "Frankenstein JR" la sua versione più entusiasmante, più popolare.
    La parodia supera l'opera horror divenendo iconica più che le versioni serie, semplicemente perché è un film geniale, uno stato di grazia su pellicola. "Young Frankenstein" è perciò da molti considerata la versione cinematografica migliore del libro di Shelley, e anche se nascerebbe come parodia di un classico, è divenuto un classico di immenso successo, è un "film d'affezione" come pochi, al punto che usare l'abusato termine "cult" mi pare riduttivo.
    Come lo stesso regista vuole, possiamo usare l'aggettivo "classico", in quanto, pur creando un film divertentissimo, l'intenzione fu anche quella di ricreare in una nuova chiave un classico, il film Frankenstein di James Whale. Da qui la scelta del bianco e nero, l'uso dei movimenti di macchina senza usare lo zoom (tranne che nel primo piano di Wilder del finale) ma spostando la cinepresa.
    Dal primo film su Frankenstein (1931) riprende gli stessi personaggi, la storia base, e utilizza le stesse scenografie del laboratorio (realizzate da Kenneth Strickfaden). La trama del film si rifà al libro originale, sin dai titoli di testa si proclama che il film "Young Frankenstein" deriva dal libro già citato, anche se la trama vuole che i fatti della storia originale a noi noti siano in qualche modo già accaduti, ed oggetto della storia sia un ritorno ai luoghi del dramma classico con nuovi personaggi. Frederick Frankenstein, un professore americano di medicina, si reca in Transilvania, avendo ereditato il castello del nonno, il Barone Victor von Frankenstein. Frederick è un personaggio al quale ci affezioneremo, diverrà il nostro eroe, grazie alla estrema abilità di Gene Wilder nel renderlo brillante, credibile, affascinante, nonostante sin dall'inizio del film sia chiara una sua indubbia spregevolezza nel modo in cui tormenta un suo paziente durante una lezione, e una sua disturbata gestione dell'ira nel modo di reagire alle domande di un suo studente, trovando Frederick Frankenstein imbarazzante l'essere accostato al nome parentale. Infatti si fa chiamare Frankenstin, per prendere le distanze dalla storia del mostro e dagli esperimenti sul ricreare creature viventi da tessuto morto.
    Egli proclama di considerare pazzie le ricerche sul rigenerare la vita nei nervi, e disprezza le ricerche del suo avo. Ma, giunto in Transilvania, viene presto in contatto con gli scritti del nonno, contenenti i segreti per riportare in vita una creatura tratta da pezzi di cadaveri umani. Insieme al suo assistente Igor (personaggio interpretato dal grande Marty Feldman, che crea un personaggio surreale, folle, forse una delle caratterizzazioni più esilaranti della storia del cinema comico) e all'affascinante segretaria Inga, riesce a a dare vita a un uomo, che purtroppo viene assemblato con un cervello anormale, avendo Igor trafugato il cervello sbagliato.
    Quando la creatura mostruosa fugge dal maniero, vaga per il villaggio e incontra una bambina (situazione tratta dal film del 1931), la quale lo tratta come un nuovo compagno di giochi. Esilarante la scena nella quale l'enorme stazza del mostro fa da contrappeso nell'altalena facendo volare come un missile la ragazzina, che piomba nel suo lettino in tempo per essere trovata dai genitori serenamente coricata come nulla fosse accaduto. Poi viene ospitato da un eremita cieco (interpretato da Gene Hackman, che aveva chiesto una particina a Brooks per divertimento, per poi ritrovarsi impegnato per diversi giorni di lavorazione, a causa del perfezionismo del grande regista). L'eremita, essendo privo della vista, gli versa sui genitali la minestra bollente, gli offre del vino rompendo il bicchiere durante il brindisi, e, dopo avergli offerto un sigaro, gli brucia un pollice nel tentativo di accenderlo. Sono gag irresistibili, e i versi che Peter Boyle, l'attore che interpreta il mostro, produce, sono fantastici. Boyle, da attore drammatico qual era, in questo film apre una nuova carriera nel mondo della commedia, e si rivela, al pari degli altri protagonisti, una scelta azzeccatissima. Se si pensa che l'idea di fare un film con Boyle insieme a Wilder nasce dal loro agente prima ancora di sapere che Wilder aveva un soggetto per Young Frankenstein, si comprende quanto diversi fattori fortunati hanno concorso alla nascita di questo capolavoro. Mel Brooks sostiene che Gene Wilder meritasse un Oscar come attore protagonista di questo film "...sia un grande attore che un grande comico, perché aveva il controllo di ogni cosa". Non ebbe neanche una nomination, ma in moltissimi sappiamo che Mel Brooks in questo.ha perfettamente ragione.
   In molti narrano quanto fu difficile non ridere durante le riprese, il regista spesso dirigeva con un fazzoletto in bocca o ricorreva a campi stretti nel girare certe scene troppo buffe, o tagliava la sequenza un attimo prima che l'attore scoppiasse a ridere.
    Quando il professor Frankenstein ed Igor riescono a catturare il mostro, lo scienziato riesce a placarlo e renderlo docile usando la psicologia, e successivamente si sente pronto a mostrare la sua creatura al mondo scientifico, ma la dimostrazione finisce nei disordini in quanto l'esplosione di un faretto del teatro della conferenza esplode produce delle fiamme, che terrorizzano la creatura, nella quale la fobia per il fuoco scatena ira feroce, e perciò la polizia lo cattura e lo incatena in prigione. Ma il mostro riesce a fuggire, e rapisce Elizabeth, la fidanzata di Frederick Frankenstein, si nasconde insieme a lei, e i due divengono amanti. Frankenstein riesce a catturare nuovamente il mostro e lo sottopone a un nuovo esperimento: uno scambio di sinapsi, tessuti, sangue, parti di cervello, tra lui e la creatura, per rendere il mostro più intelligente. L'esperimento va a buon fine e il mostro, con parlare forbito tesse le lodi di Frankenstein dimostrandosi un uomo civilizzato, di fronte alla folla degli abitanti del villaggio.
    Il successo del film in tutto il mondo trova un luogo particolarmente affezionato in Italia, grazie al doppiaggio (in primis il grande Oreste Lionello a dar voce a Gene Wilder, ma anche Gianni Bonagura come Igor e Angiolina Quinterno, voce di Elizabeth) e all'adattamento dei dialoghi. Il film è pieno di giochi di parole, doppi sensi, e chi lo ha adattato in italiano (a partire dalla traduzione quasi letterale di Roberto De Leonardis), Mario Maldesi, riuscì a rendere, con un lavoro meticoloso, le battute più divertenti del film, ricreandole e dando loro nuova vita, a volte differenziandosi dalla battuta originale, che non sarebbe stata altrettanto divertente in una traduzione letterale. Per le tante battute che ripetiamo a memoria citando il film, è Maldesi che dobbiamo ringraziare. Non a caso, in Italia, Frankenstein Junior è dal 2002 il DVD più venduto.
Siamo qui a parlare di quest'opera in quanto in questa opera cinematografica, partendo da una storia di pura fantascienza, dove l'incredibile e il possibile sono sempre di casa, si giunge alla irrealtà che solo un film comico può dare, fantascienza e comicità in Young Frankenstein si incontrano follemente e il risultato è un capolavoro.
Surreali e fantastiche alcune scene indimenticabili e alcune trovate visionarie: Frau Blucher che porta le candele spente e la faccia di quelli che la seguono, il violino "trovato ancora caldo", il "potrebbe piovere" che rende impossibile a chiunque abbia visto il film dire "...come potrebbe essere peggio?", la gobba semovibile di Igor, il suo spostarsi dal tetto allo studio in un istante, la mano artificiale dell 'ispettore Kemp, il nitrito che segue ogni volta che si pronuncia il nome di Frau Blucher, il mostro che cerca di afferrare le note musicali, il pollice della creatura che prende fuoco come una torcia, il mostro di Frankenstein che balla il tip tap sulle note di "Puttin' on the ritz"come un perfetto "uomo di mondo" , un pubblico di neurochirurghi che ha mazzi di verdura con sé ed è pronto a lanciarli al primo piccolo intoppo della conferenza, i capelli di Elizabeth che divengono senza apparente motivo bicolore come ne "la sposa di Frankenstein". Vedere e rivedere queste e altre scene suscita ilarità e stupore, Mel Brooks ritiene questo film la sua miglior regia e ritiene che sia la migliore interpretazione di Wilder, "Come Amleto è il capolavoro di Shakespeare, Young Frankenstein lo è di Gene" ama ripetere.
    La visione e la rivisione del film è tanto entusiasmante che ci si dimentica che stiamo assistendo a una parodia, ma questa è anche fantascienza, e la scienza infatti è nominata spesso nell'opera, Brooks inserisce più volte la parola "scienziato" e gli piace farlo, perché non è una storia qualsiasi, è una storia di amore per la vita, la celebrazione della creazione, è il desiderio maschile dell'utero, è "lo stupore di fronte alla grandiosa verità della natura" che passa attraverso tanta invenzione romanzesca, tanti paradigmi, e, come è doveroso in una commedia, tanti stereotipi. Tutto sta a trattare bene tutti questi ingredienti, e spero che questo articolo vi faccia correre a rivedere lo spassoso capolavoro tratto da uno dei più importanti libri della letteratura scientifica. Si... può... fare!!!
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Nota: questo articolo è stato pubblicato sulla rivista non professionale FONDAZIONE, n.26, nell'anno 2018. Ha vinto il Premio Italia 2019 come miglior articolo su pubblicazione amatoriale. L'autore è Francesco Spadaro.
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domenica 12 marzo 2017

La Fantamedicina di Star Trek e l'odierna realizzazione dell'immaginato.

La nascita della saga di Star Trek è databile a mezzo secolo fa. Nel 1966, tanto per fare mente locale del periodo, l'Agenzia Spaziale Russa lancia nello spazio la sonda Luna 9, il primo oggetto meccanico ad atterrare sul suolo lunare, gli stati Uniti d'America combattono in Vietnam già da un anno, Leonìd Il'ìč Brèžnev diventa segretario generale dell'Unione Sovietica. Siamo in piena “guerra fredda”, un periodo lunghissimo che vedeva gli Stati Uniti d'America in un conflitto di potere non ufficiale con l'Unione Sovietica, e che, al di là degli aspetti bellici o spionistici, comportava un uso dei mezzi di comunicazione volto a stabilire e sottolineare la supremazia di un blocco geografico sull'altro.
“I russi, i russi, gli americani”, cantava Lucio Dalla in “Futura” nel 1980, quando ancora il muro di Berlino divideva l'Europa. Ma in quella prima serie di Star Trek noi vediamo un russo nella plancia dell'astronave Enterprise, il genio di Gene Roddenberry poneva un punto chiaro: l'uomo del futuro prossimo lavorerà per il progresso di tutta l'umanità, unita e libera da conflitti interni.
E ci mostra un futuro migliore, dove tante nostre paure non hanno più motivo di esistere.
E per quanto riguarda la nostra paura di ammalarci, il nostro bisogno di essere curati, la ricerca di soluzioni per monitorare e curare al meglio il nostro corpo, la saga di Star Trek ha sempre dato visioni del nostro futuro nel campo della medicina, con soluzioni fantastiche, immaginate a partire da domande e necessità che l'umanità si pone di fronte a ogni aspetto della salute dell'uomo.
Le soluzioni che gli autori dagli anni 60 fino ad oggi (non dimentichiamo che la saga di Star trek iniziata 50 anni fa è continuata praticamente ininterrottamente fino ad oggi e già per lil 2017 avremo una serie nuovissima) hanno immaginato, citando conoscenze tecnologiche e scientifiche appena agli albori, sono cose che col passare degli anni si sono spesso realizzate nella realtà.
Il futuro della medicina in Star Trek è ottimista: niente epidemie, malattie gravi, danni fisici che non si possano curare. Ma mentre oggi siamo lontani dal motore a curvatura e i viaggi interstellari o il teletrasporto, il campo medico, assieme a quello informatico, appare quello maggiormente in evoluzione ai nostri giorni. Le cure si perfezionano, le gravi malattie diventano curabili, e solo una parte di quel grande numero di malattie che uccideva l'uomo fino a pochi decenni fa oggi è ancora minacciosa.
In un prossimo futuro, anche alcune malattie che oggi definiamo incurabili saranno forse sconfitte. Possiamo sperarlo, MA possiamo anche scorgere concreti segni di speranza.
La tecnologia medica usata in Star Trek affascina da sempre gli spettatori, ma non è certo sempre e solo fantascientifica.
Cominciamo con quella che è considerata la scena medica per eccellenza in Star Trek. Se chiediamo a un fan di Star Trek la scena di argomento medico che prima gli viene in mente, la risposta è praticamente sempre la stessa: nel quarto film della saga il dottor McCoy si trova catapultato dal 23esimo secolo fino alla California del ventesimo secolo.
Nei corridoi dell'ospedale il dottore scorge una donna anziana lamentarsi per lo stress e il malessere dovuti a una insufficienza renale sottoposta a dialisi. McCoy impreca contro la medicina del XX secolo, la paragona tra sé e sé al Medioevo, ha come un rifiuto di fronte a tanta obsoleta medicina dal borbottare che ne sapevano di più gli antichi egizi, e dà alla paziente una piccola pastiglia.
Dopo un po' (altra scena) vediamo la vecchina urlare felice: "Il rene mi è ricresciuto! Il dottore mi ha dato una pillola e il rene mi è ricresciuto!". La scena è divertente, è uno dei colpi di genio di una sceneggiatura sublime (è questo film che mi ha fatto letteralmente innamorare di Star Trek), ma forse, quando la abbiamo vista la prima volta, ci è sembrata una esagerazione, un voler andar troppo avanti nel fantastico, un immaginare una cosa impossibile. Eppure…
Pensiamo alle cellule totipotenti. In natura la prima cellula, lo zigote, è totipotente. Dentro questa cellula c'è già tutto disegnato: cervello, occhi, capelli, il nostro rene. Ma già quando comincia a dividersi, lo zigote perde la sua TOTIPOTENZA a poco a poco.
Ma abbiamo anche la Pluripotenza: la capacità di una singola cellula di dividersi e di differenziarsi in uno qualsiasi dei tre strati germinali:
endoderma (rivestimento interno dello stomaco, del tratto gastrointestinale, i polmoni),
mesoderma (muscoli, ossa, sangue, urogenitale),
o ectoderma (tessuti epidermici e del sistema nervoso)
Oggi, una cellula staminale pluripotente indotta (conosciuta anche come iPS o iPSC dall'inglese Induced Pluripotent Stem Cell) è un tipo di cellula staminale generata artificialmente a partire da una terminalmente differenziata (in genere una cellula del corpo umano adulto), mediante l'introduzione di quattro geni specifici codificanti e determinati fattori di trascrizione che ne inducono la conversione, cioè facciamo sì che una cellula “normale” possa essere modificata geneticamente in una cellula “mutaforma”.
Le cellule staminali pluripotenti indotte offrono grandi speranze nel campo della medicina rigenerativa: la possibilità di indurne la differenziazione nella maggior parte dei tipi cellulari di un organismo (come ad esempio cellule neuronali, pancreatiche, cardiache ed epatiche), può essere sfruttata nella rigenerazione di tessuti o organi danneggiati.
Ne deriva che l' induzione alla rigenerazione di un organo non è più fantascienza, e parliamo di una scoperta sulla quale si sta già lavorando da 10 anni. Le Induced Pluripotent Stem Cell sono state prodotte per la prima volta nel 2006 a partire da cellule di topo, e nel 2007 da cellule umane in una serie di esperimenti condotti dal gruppo del professor Shinya Yamanaka presso l'Università di Kyoto, in Giappone.
Questa scoperta gli è valsa il premio Nobel per la medicina. Le iPSCs sono state indicate come un importante passo in avanti nella ricerca sulle cellule staminali, in quanto permettono ai ricercatori di ottenere cellule staminali pluripotenti, importanti in ricerca e potenzialmente in terapia, senza ricorrere ai controversi embrioni. Cioè, andando un po' avanti sulle potenzialità di questa ricerca, se tu hai bisogno di un rene io lo ottengo da una tua cellula, ad esempio, della tua gengiva. Ne consegue anche che la possibilità di ottenere cellule staminali a partire della cellule somatiche del paziente le rende potenzialmente non immunogeniche, sarebbe a dire che non c'è possibilità di rigetto, perché noi non creiamo “UN RENE” a partire dalla tua gengiva, ma il TUO rene, l'organismo lo riconoscerà come parte di te. Un gruppo di ricercatori della Tsinghua University di Pechino ha creato pochi mesi fa una serie di blocchetti di cellule staminali pluripotenti in grado di assemblarsi per formare tessuti e organi interni. I risultati dello studio sono stati descritti sulla rivista Biofabrication. Se pensiamo a questa scoperta, la storia di McCoy che fa ricrescere il rene alla signora di San Francisco non è poi così assurda.
Star Trek ha iniziato a parlare di ingegneria genetica immediatamente dopo la scoperta di questa innovazione scientifica (nella puntata intitolata SPAZIO PROFONDO trasmessa il 16 febbraio 1967).
Data Stellare 3141.9: L'Enterprise incontra il Botany Bay, un vecchio modello di nave il cui equipaggio è ibernato da quasi 200 anni. Si tratta di un gruppo di “POTENZIATI”, persone modificate geneticamente per essere dei veri e propri superuomini da usare in una guerra appunto denominata eugenetica. ATTENZIONE: le origini del progetto di creazione dei “POTENZIATI” possono essere collocate negli anni 60, le guerre eugenetiche tra il 1992 e il 1996. Dopo averne risvegliato il presunto capo, Khan Noonien Singh, Kirk lo porta a bordo dell'Enterprise. Essi erano stati esiliati.  Ma Khan, con l'aiuto di Marla McGivers, risveglia tutti i suoi uomini e si impossessa dell'Enterprise.
Il personaggio di Khan riapparirà nei film "L'ira di Khan" e "Into Darkness", rispettivamente seconda e dodicesima pellicola cinematografica derivata dalla serie Star Trek.
E stiamo parlando del concetto di INGEGNERIA GENETICA , che fu introdotto da Rollin Douglas Hotchkiss , biologo statunitense, solo nel 1965 per designare l’insieme delle tecniche volte a trasferire nella struttura della cellula di un essere vivente alcune informazioni genetiche che altrimenti non avrebbe avuto. Il primo passo di tali tecniche di manipolazione dei geni è stato certamente la scoperta degli enzimi di restrizione, per la quale Werner Arber, Daniel Nathans e Hamilton Smith ricevettero il Premio Nobel per la Medicina nel 1978.
Il processo avviene in varie fasi:
• estrazione di DNA da cellule eucarioti e procarioti;
• frammentazione delle molecole di DNA in segmenti più corti;
• identificazione e separazione dei diversi frammenti isolati in cellule ospiti, spesso diverse dalle cellule da cui proviene il DNA isolato.
Le cellule ospiti con genoma manipolato possono esprimere i geni estranei, possono anche riprodursi e fungere da sistemi di amplificazione del gene stesso.
Per estrarre il DNA bisogna rompere le cellule trattandole con sostanze litiche e detergenti.
Il termine più corretto per identificare un organismo con informazioni genetiche di provenienza esterna è organismo transgenico.
Nel linguaggio comune sono utilizzati anche organismo geneticamente modificato o geneticamente ingegnerizzato.
Parliamo adesso dell'antimateria. Questa parola, antimateria, è molto usata in Star Trek, a partire dal funzionamento dei motori a curvatura. Noi sappiamo che l'antimateria non è una estrapolazione ipotetica della fisica ma qualcosa che esiste veramente, è la materia composta dalle antiparticelle corrispondenti alle particelle che costituiscono la materia ordinaria. Ad esempio, un atomo di anti-idrogeno, è composto da un anti-protone caricato negativamente, attorno al quale orbita un positrone (anti-elettrone) caricato positivamente. Se una coppia particella/antiparticella viene a contatto, le due si annichiliscono emettendo radiazione elettromagnetica. Senza entrare nei meandri della fisica delle particelle, campo che esula da questa trattazione, quello che vogliamo ricordare è che l'antimateria, così usata in tutti i modi in Star Trek, è quella che permette il teletrasporto, l'energia immane degli armamenti e un sacco di altre cose, ma gli utilizzi potenziali dell'antimateria non sono per la maggior parte possibili, per via dei costi, soprattutto. Ma è proprio nel campo della medicina che questa cosa incredibile viene comunemente usata in decine di città solo in Italia. Oggi l’antimateria è usata ogni giorno in medicina per analizzare lo stato del cervello, tramite la tecnica chiamata Positron Emission Tomography (PET).
La PET è un metodo di indagine che permette di misurare funzioni metaboliche e reazioni biochimiche nell'organismo vivente ed ha larga applicazione nelle neuro-scienze, in oncologia e cardiologia.
Nella PET i positroni provengono dal decadimento di nuclei radioattivi che vengono incorporati in un fluido speciale, iniettato poi per via endovenosa al paziente. I positroni emessi annichiliscono con gli elettroni degli atomi vicini e danno luogo a due raggi gamma emessi in direzioni opposte. Essi vengono rivelati tramite opportuni rilevatori, disposti in “anelli” attorno al paziente, per individuare e registrare i punti in cui si sono verificate le annichilazioni e quindi ricostruire dove si è distribuito il radiofarmaco nel corpo. Siamo davanti a rilevatori che forse neppure la fantasia dei primi autori di Star Trek avrebbe immaginato. Questa tecnica consente, non solo di studiare il comportamento cerebrale, ma anche di diagnosticare, senza danno per il paziente, malattie gravi come: epilessia, morbo di Parkinson, degenarazioni tumorali. È un esame non morfologico, non è come una radiografia o una TAC che possiamo fare anche a un corpo non vivente per osservarne la struttura, ma è una tecnologia che individua l'attività dei tessuti e le differenze di comportamento tra le cellule. Questi radionuclidi sono incorporati in composti normalmente assimilati dal corpo umano, come il glucosio, l'acqua o l'ammoniaca, e quindi iniettati nel corpo da analizzare per tracciare i luoghi in cui vengono a distribuirsi. I composti così contrassegnati vengono chiamati radiotraccianti o radiofarmaci. A seconda di come si muovono questi traccianti capiamo se una cellula non è come dovrebbe essere. Le sostanze radioattive che si usano devono avere una vita molto breve al fine di non provocare danni e quindi vanno prodotte in loco, pochissimi minuti prima dell'uso. Per prepararle si bombardano atomi non radioattivi con un fascio di protoni da una macchina acceleratrice di particelle. E questo non in un telefilm, ma nell'ospedale vicino casa.
E il Tricorder medico? Il tricorder in Star Trek è un apparecchio dotato di sensori. I medici e gli infermieri usano un apposito tricorder che misura i parametri vitali dei pazienti. In borsa io ho un apparecchio poco più grande di un ditale che mi consente di conoscere la saturazione di ossigeno del paziente e la sua freqenza cardiaca solo appoggiandolo sull ' unghia del dito . Ha un piccolo schermo a colori e l'ho comprato per poche decine di euro. Oggigiorno abbiamo apparecchi portatili con sensori in grado di misurare pressione del sangue, temperatura, livelli di ossigeno, ritmo cardiaco e respiratorio. Vengono periodicamente annunciati apparecchi che fanno tutte queste cose, su internet ne troverete uno che si collega allo Smartphone via Bluetooth.
Ma io voglio citarne uno in particolare già in commercio in farmacia e che non nomino per non fargli pubblicità, che consente di monitorare la glicemia non appena senza pungere il corpo, ma appoggiandolo anche sui vestiti, fino a 4 centimetri di distanza. Il diabetico che necessiti di conoscere spesso il proprio livello di glucosio nel sangue allo scopo di quantificare quanta insulina deve fare, ha un sensore applicato al proprio corpo, una specie di cerotto appiccicato sulla parte superiore del braccio. Ogni volta che vuole sapere la propria glicemia può conoscerla solo avvicinando questo piccolo tricorder. Tricorder medici completi veri e propri come quelli di Bashir non sono ancora possibili, ma quando tutti gli enormi strumenti diagnostici usati negli ospedali potranno essere rimpiccioliti avremo qualcosa di molto simile se non identico.
Andando avanti con gli oggetti medici Trek, una cosa che vediamo nei telefilm e che vorremmo avere ogni volta che dobbiamo subire una iniezione è una siringa senza ago. Gli sceneggiatori di STAR TREK proposero l'hypospray, un dispositivo medico allora immaginario costituito da una siringa senza ago.
Famosa è la scena, forse il più divertente prologo della storia di Star Trek, del quarto episodio della sesta stagione di Star Trek Voyager, dal titolo “Stagnaio, tenore, dottore spia”, in originale “Tinker Tenor Doctor Spy”, quando il dottore olografico si fa lanciare al volo (chiedendolo a Paris cantando sulle note de “la donna è mobile”) un hypospray per sedare l'Ufficiale Tuvok, vulcaniano in preda alla furia del Ponn Farr, la tempesta ormonale che ogni 7 anni invade questa razza.
Paris, please find a way
to load a hypospray
I will give you the sign
just aim for his behind.
In realtà, la siringa senza ago già negli anni '80 ha attraversato la barriera della fantascienza concretizzandosi in un presidio disponibile specialmente per la somministrazione di vaccini a masse di popolazione. La forte pressione esercitata attraverso la cute determinava un buon assorbimento della sostanza da iniettare.
La siringa senza ago attualmente diffusa e in commercio, esistono diversi brevetti e diversi tipi ma sostanzialmente funzionano in modo simile, elimina la paura dell'iniezione ed allo stesso tempo elimina il rischio di trasmissione di malattie infettive come l'epatite o HIV per contaminazione da punture accidentali. Milioni di ferite accidentali da ago vengono riportate ogni anno.
L'inoculazione è sicura e quasi indolore, migliorando quindi sensibilmente l'obbligo di trattamento dei pazienti cronici. Adottando questa tecnica innovativa, l'attuale concetto d'iniezione dei medicinali è cambiato, anche se il suo uso è ancora limitato.
Si inietta un sottilissimo getto ad alta pressione di liquido attraverso gli strati superficiali della cute. La pressione viene generata dalla carica di una molla, ed è sufficiente a far penetrare il farmaco sino ad una profondità analoga a quella di un comune ago, e garantisce in tal modo un migliore assorbimento.
Un'altro oggetto di Star Trek che vediamo spesso è il visore di Geordi La Forge, che gli consente di vedere anche se è cieco. Nel passaggio dalla serie televisiva a quella cinematografica la serie fa un passo avanti con un upgrade significativo, La Forge non ha più il visore ma occhi artificiali.
Per quanto riguarda il visore oggi è in sperimentazione un apparato che può essere costituito da un impianto epiretinale (cioè esterno all'occhio) associato ad una telecamera esterna, montata su degli occhiali che trasmettono segnali (senza fili, usando onde radio) a impianti inseriti nella retina che a loro volta trasmettono segnali al nervo ottico. Ma esistono anche apparecchi del secondo tipo, con un impianto subretinale (un chip sotto la retina) che non hanno bisogno di dispositivi esterni all'occhio. L'impianto epiretinale in ambedue i casi simula la funzionalità della retina, collocata sul fondo del bulbo oculare.
Questa tecnologia, sviluppata nei primi anni del XXI secolo riesce a interpretare e produrre immagini composte da un numero variabile tra 16 e 1500 pixel in toni di grigio, ma rappresenta un primo passo verso la realizzazione di impianti di prestazioni maggiori. Dato che i segnali generati dall'occhio artificiale vengono poi inviati al nervo ottico, è essenziale che questo sia integro. Inoltre, la retina deve avere un minimo di vitalità perché il chip non fa altro che stimolare le cellule nervose ancora vive le quali, a loro volta, inviano gli impulsi elettrici al nervo ottico.
Per lesioni del nervo sono allo studio protesi corticali in cui una telecamera esterna manda le immagini a un impianto localizzato direttamente nella corteccia visiva.
Con gli impianti epiretinali sono stati ottenuti dei risultati interessanti, ad esempio, in Inghilterra: i malati di una particolare malattia oculare genetica, la retinite pigmentosa, hanno recuperato parzialmente la vista (in bassa risoluzione). Uno di essi è riuscito a leggere alcune parole brevi sullo schermo mentre un altro è riuscito a distinguere grandi quadrati bianchi da grandi riquadri neri. Di recente in Germania gli studi sulla retina elettronica hanno permesso ad alcuni pazienti di rilevare la luce sin dall'inizio, e, a poco a poco, cominciare a vedere. Riescono, ad esempio, a leggere grandi lettere su uno sfondo scuro. Tuttavia, va precisato che la visione (le immagini sono composte da circa 1500 punti) non è continua ma è per flash, oltre ad essere in bianco e nero.
Nel XV episodio della VI stagione di "STAR TREK THE NEXT GENERATION", dal titolo "Tapestry - Una seconda opportunità". il Capitano Picard si trova ferito gravemente al suo cuore artificiale. Infatti da giovane Picard perse il suo cuore in una rissa. Voilà. Cuore da sostituire. Veniamo così a sapere che Picard, che svolge una vita stressante, intrepida, soggetta a sforzi, ha un cuore finto.
Ma oggi a che punto siamo con il cuore artificiale?
Abbiamo oggi un cuore artificiale inteso come componente meccanico impiantato nel torace per rimpiazzare il cuore biologico?
Intanto stabiliamo una cosa: il termine “cuore artificiale” è spesso utilizzato impropriamente per descrivere un'assistente meccanico cardiaco, il quale è solo una pompa che aiuta il cuore ma non lo sostituisce. Macchine soprattutto usate in chirurgia cardiaca.
Il beneficio del cuore artificiale è sicuramente quello di diminuire i trapianti di cuore, poiché il numero di organi disponibili è di gran lunga inferiore al numero dei pazienti in lista d'attesa.
Anche se concettualmente il cuore artificiale è semplice (un muscolo che funge da pompa), sono coinvolti una serie di sottigliezze che fanno deficitare i materiali cardiaci sintetici e gli strumenti utilizzati. Le conseguenze di questi problemi si riflettono in frequenti rigetti e batterie esterne necessarie al cuore che limitano la mobilità del paziente. Queste complicazioni fanno sì che i riceventi di questi cuori artificiali abbiano un'autonomia di qualche ora o qualche giorno.
Nel 1953 fu usata una macchina artificiale cuore polmoni per la prima volta durante una operazione a cuore aperto. Il Dr. John Heysham Gibbon, L'inventore di questa macchina, eseguì e mise a punto questa macchina da solo.
Il 3 luglio 1952, il quarantunenne Henry Opitek che soffriva di fiato corto fece la storia della medicina al Harper University Hospital presso la Wayne State University in Michigan. Il Dodrill-GMR è considerato il primo cuore artificiale funzionante impiantato durante un intervento di chirurgia a cuore aperto.
Il Dr. Forest Dewey Dodrill usò questo tipo di cuore nel 1952 per bypassare il ventricolo destro di Henry Opitek per 50 minuti mentre il chirurgo aprì l'atrio sinistro e cercò di riparare la valvola mitrale. Nel referto post-operatorio del Dr. Dodrill scrisse, "Per quel che sappiamo, questo è il primo episodio di sopravvivenza per un paziente dove il cuore artificiale ha mantenuto l'apporto completo del sangue mentre il cuore era aperto e sotto intervento chirurgico.”
Ma dobbiamo aspettare molti anni per avere un cuore artificiale che somigli a quello di Picard.
Il cuore artificiale completo provvisorio CardioWest
fu il primo cuore completo approvato dal FDA. Ricevette l'approvazione dal Food Drugs Administration il 15 ottobre 2004, dopo 10 anni di sperimentazione clinica.
Originariamente pensato come cuore artificiale permanente, è oggi utilizzato solo come transito durante i trapianti di cuore nel caso in cui il paziente abbia un collasso ventricolare bilaterale del cuore. Ci sono stati più di 800 trapianti del cuore artificiale CardioWest, contando più di 170 pazienti salvati all'anno. Durante la sperimentazione clinica di questo cuore artificiale, il 79% dei pazienti si sono salvati durante il trapianto. Questa percentuale è la più alta per i cuori utilizzati come ponte in tutto il mondo. Il cuore sostitutivo AbioCor, diversamente dal CardioWest TAH, è un cuore impiantabile completamente nel torace che è stato progettato per non necessitare il passaggio di cavi o tubi nella pelle, in modo da diminuire il rischio di infezioni.
L'AbioCor è stato approvato per un utilizzo in pazienti che si trovano all'ultimo stadio di malattie cardiache che interessano entrambi i ventricoli. Ad oggi, 15 hanno ricevuto un impianto di AbioCor, con uno di loro che ha vissuto per 512 giorni con il suddetto.
L'Abiocor ha ricevuto l'approvazione dal Food Drugs Administration il 5 settembre 2006.
Il primo impianto di AbioCor dall'approvazione dell'FDA è stato eseguito nel 24 luglio 2009 al Robert Wood Johnson University Hospital, New Jersey.
Inoltre: i lettini diagnostici usati sull'Enteprise esistono in tutti gli ospedali, e una volta che i fili non saranno più indispensabili saranno identici a quelli usati dal dottor McCoy o dalla dottoressa Crusher. È solo una differenza di trasmissione, un po' di bluetooth qua e là e sembrerà di stare in una puntata di Voyager.
E i bracci meccanici che operano interventi chirurgici di precisione.
E tutte le applicazioni mediche della terapia laser. La prima applicazione medica del laser risale al 1962, quando si è utilizzato un laser a rubino per la saldatura della retina nell'occhio. A quel tempo la serie Star Trek non era ancora iniziata, ma noi vediamo usare con disinvoltura il laser in chirurgia e medicina trek ancor prima che venisse adottato comunemente.
Con l'invenzione del laser a CO2, la cui radiazione è fortemente assorbita dall'acqua, si è aperto, dopo il 1967, il vasto campo delle applicazioni chirurgiche.
La disponibilità di fibre ottiche ha poi consentito, a partire dal 1974, di combinare le tecniche laser con quelle dell' endoscopia convenzionale.
Le applicazioni mediche del laser si basano principalmente sulle proprietà di assorbimento della radiazione da parte di alcuni costituenti essenziali del corpo umano, quali l'acqua ed il sangue, e di alcuni pigmenti come ad esempio la melanina. Lo sviluppo della tecnologia e la sempre maggiore comprensione dei fenomeni legati all'interazione tra radiazione laser e tessuti, hanno portato alla sempre più ampia diffusione del laser come apparecchiatura medica in una vasta gamma di settori.
In conclusione, una postilla (spero) divertente.

Alle volte i miei pazienti pensano che il futuro sia già qui, e la medicina moderna sia giunta davvero dove nessun uomo è mai giunto prima.
DISCUSSIONE VERAMENTE ACCADUTA TRA ME E UN MIO PAZIENTE UN PO' PIU' GIOVANE DI ME
“dottore mi dice che gruppo sanguigno ho?
“Ma lei ha già fatto analusi del gruppo sanguigno?
“No, mai”
“E allora come potrebbe essere scritto sul mio computer?”
“Non lo so, pensavo che col computer si sapesse.”
DISCUSSIONE VERAMENTE ACCADUTA TRA ME E UNA MIA PAZIENTE di ETA' Circa 22 anni:
“dottore, ma non mi può dare una medicina per non avere mai più mal di gola?"
"E poi vincere il premio Nobel?"
Altre perle “aliene” in diretta dal mio ambulatorio le trovate qui:
https://navarca.blog/2020/03/radioaspirina.html .

Nota: questo articolo è stato pubblicato sulla rivista non professionale FONDAZIONE, n.24, nell'anno 2016. L'autore, Francesco Spadaro, medico da 34 anni, è specialista in Pneumologia e qualificato per l'Emergenza Territoriale. Ha lavorato in Ospedale, sul territorio, e come Ufficiale Medico della Marina Militare. Attualmente svolge a Catania attività di Medico di Assistenza Primaria. È da sempre appassionato di fantascienza, da 5 lustri è anche fan di Star Trek. 

Articolo vincitore del Premio Italia Edizione 2017 Categoria:"Articolo su pubblicazione non professionale"

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