venerdì 26 giugno 2026

Mel Brooks, cento anni di genio

   
    Cento anni. Non capita spesso di poter celebrare un artista che, per un intero secolo, ha attraversato la storia del cinema lasciando un segno così profondo. E ancora meno spesso capita di poter dire che il suo modo di far ridere non è invecchiato.
Mel Brooks non è semplicemente un regista comico.
È uno degli autori più intelligenti della storia del cinema. Ha dimostrato che la parodia può diventare arte.
    Molti pensano che una parodia sia un'opera "minore": basta imitare un film famoso, esagerarne i difetti e accumulare gag. Brooks ha dimostrato esattamente il contrario. I suoi film sono capolavori autonomi. Funzionano perfettamente anche per chi non ha mai visto le opere che prendono di mira. È questo il segreto della sua grandezza.
Ogni film possiede una personalità diversa.
    Per favore, non toccate le vecchiette è una commedia surreale e anarchica, già ricca di quell'umorismo imprevedibile che diventerà il suo marchio di fabbrica.
    Mezzogiorno e mezzo di fuoco smonta il western con un'ironia feroce, ma al tempo stesso è uno dei due migliori western comici mai realizzati (l'altro è West & Soda di Bruno Bozzetto).
    Frankenstein Junior non prende semplicemente in giro il capolavoro di James Whale: lo ricostruisce con un amore filologico impressionante. Le scenografie originali, la fotografia in bianco e nero, la recitazione, tutto restituisce l'atmosfera degli horror degli anni Trenta. Solo che, è una commedia con battute perfette, un gioiello della storia del cinema ( ne parlo ampiamente in questo mio articolo: "Si può fare!" ).
    Alta tensione trasforma il cinema di Hitchcock in un meccanismo comico impeccabile, giocando con la suspense invece di distruggerla.
    L'ultima follia di Mel Brooks è una riflessione metacinematografica sulla comicità stessa, quasi un saggio travestito da commedia. È una delle idee più folli mai realizzate a Hollywood: un film muto girato nel pieno degli anni Settanta. Brooks dimostra che la comicità visiva di Charlie Chaplin e Buster Keaton può ancora funzionare perfettamente nel cinema moderno. E l'unica parola pronunciata nell'intero film è affidata, con geniale ironia, a Marcel Marceau.
    Balle spaziali è certamente una parodia di Star Wars, ma è diventato qualcosa di molto più grande. Ha creato personaggi entrati nell'immaginario collettivo e battute che ancora oggi vengono citate da milioni di spettatori. Nell'aprile 2027 uscirà il sequel, e ad annuunciarlo nei teaser è stato proprio Brooks (  ne parlo ampiamente nel mio articolo "Velocità smodata" ) .
   La pazza storia del mondo è una dimostrazione della sua inesauribile fantasia. Attraversa millenni di storia senza alcun rispetto per la cronologia o il buon senso, trasformando ogni epoca in un'occasione per giocare con i luoghi comuni, la politica, la religione e il potere. È forse il film che meglio rappresenta la sua comicità "enciclopedica".
    Robin Hood - Un uomo in calzamaglia dimostra come anche la comicità più demenziale possa essere costruita con precisione matematica.
    Dracula morto e contento rappresenta uno degli ultimi omaggi al cinema classico che Brooks ha sempre amato.
   Essere o non essere è invece il lato più raffinato di Mel Brooks. Non realizza una parodia, ma rende omaggio al capolavoro di Ernst Lubitsch (To be or not to be , 1942, titolo italiano: Vogliamo vivere!"), affrontando ancora una volta il nazismo attraverso l'arma della satira. È un film elegante, intelligente, rispettoso dell'originale e profondamente coerente con la sua idea che ridicolizzare il tiranno significhi sottrargli il potere.
    Ma limitarsi a citare i film sarebbe ingiusto. Nel giorno del compleanno di Mel Brooks dobbiamo ricordare che è stato autore televisivo, sceneggiatore, produttore, attore.
Il suo umorismo ha sempre avuto una caratteristica rara: non era mai superficiale.
Anche quando sembrava raccontare una farsa, parlava di razzismo, potere, censura, fanatismo, stupidità umana, paura, conformismo.
    Persino il suo film più coraggioso, The Producers (Per favore non toccate le vecchiette), riuscì nell'impresa quasi impossibile di trasformare il nazismo nell'oggetto della risata. Non rideva delle vittime. Rideva dei carnefici. Li privava della loro forza trasformandoli in pagliacci.
Forse è questo il motivo per cui il cinema di Mel Brooks continua a funzionare dopo decenni.
Le mode cambiano. Le tecnologie cambiano. Persino il linguaggio della comicità cambia.
Ma la precisione con cui Brooks costruiva una scena, la musicalità dei dialoghi, il ritmo delle gag, il rispetto per il cinema che stava parodiando e l'intelligenza con cui osservava l'essere umano restano immutati.
    Le sue opere non sono semplici parodie. Sono grandi film che hanno scelto la comicità come linguaggio.
Ed è probabilmente questa la forma d'arte più difficile di tutte.
    Ogni grande regista possiede un marchio riconoscibile. Nel caso di Mel Brooks non è soltanto la comicità. È il rispetto quasi filologico per il cinema che decide di prendere in giro. Ricostruisce generi, atmosfere, scenografie, costumi e linguaggi con una precisione che potrebbe appartenere a un grande regista "serio". Poi, quando tutto sembra perfetto, inserisce l'assurdo. È proprio questo contrasto a generare una comicità che, a distanza di decenni, continua a sembrare moderna.
    Grazie, Melvin Kaminsky in arte Mel Brooks. Buon centesimo compleanno. 




      
















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