Articolo di Francesco Spadaro apparso sulla rivista "FONDAZIONE Science Fiction Magazine" n.33, novembre 2025
In una rivista di fantascienza si parla, giustamente, di fantascienza.
Anche quando il film al centro dell’attenzione è una commedia demenziale come Balle Spaziali (Spaceballs, 1987).
Perché sì, ridiamo, ma lo facciamo all’interno di un’architettura narrativa che conosce, studia e smonta con intelligenza i codici del cinema fantascientifico. Non siamo qui per parlare solo di una parodia. Balle Spaziali è molto di più: è un film che appartiene a pieno titolo all’immaginario della fantascienza, e lo fa con gli strumenti del comico, dell’assurdo e del metacinema. Un omaggio al grande cinema fantastico, una presa in giro affettuosa dei suoi cliché e una riflessione in chiave comica sul suo stesso linguaggio, tutto in un unico pacchetto, confezionato da Mel Brooks con il suo stile inconfondibile, tra satira, affetto e geniale nonsense.
In una rivista di fantascienza si parla, giustamente, di fantascienza.
Anche quando il film al centro dell’attenzione è una commedia demenziale come Balle Spaziali (Spaceballs, 1987).
Perché sì, ridiamo, ma lo facciamo all’interno di un’architettura narrativa che conosce, studia e smonta con intelligenza i codici del cinema fantascientifico. Non siamo qui per parlare solo di una parodia. Balle Spaziali è molto di più: è un film che appartiene a pieno titolo all’immaginario della fantascienza, e lo fa con gli strumenti del comico, dell’assurdo e del metacinema. Un omaggio al grande cinema fantastico, una presa in giro affettuosa dei suoi cliché e una riflessione in chiave comica sul suo stesso linguaggio, tutto in un unico pacchetto, confezionato da Mel Brooks con il suo stile inconfondibile, tra satira, affetto e geniale nonsense.
L’idea di Balle Spaziali nasce dal successo globale dei primi tre film della saga di Star Wars, usciti nei cinema di tutto il mondo tra il 1977 e il 1983, ma si inserisce in un percorso ben preciso nella carriera di Mel Brooks.
Dopo aver rivoluzionato la commedia americana con Per favore, non toccate le vecchiette (The Producers, 1967), Brooks ha costruito negli anni una serie di parodie dei diversi generi cinematografici.
Prende in giro il western con Mezzogiorno e mezzo di fuoco (Blazing Saddles, 1974) e omaggia il cinema horror classico con Frankenstein Junior (Young Frankenstein, 1974 . NE PARLO QUI - NdR). Affronta il mondo del cinema muto con L’ultima follia di Mel Brooks (Silent Movie, 1976), passa al thriller hitchcockiano con Alta tensione (High Anxiety, 1977), per poi sbeffeggiare i film sui grandi eventi dell’umanità con La pazza storia del mondo (History of the World: Part I, 1981).
Al momento di cimentarsi con la fantascienza, l’impresa di Mel Brooks è tutta caratterizzata dal suo genio nel creare visivamente ciò che il suo senso dell’umorismo filtra nell’osservazione ironica, a cominciare dal rullo iniziale dei titoli di Star Wars, che Balle Spaziali replica graficamente per poi sovvertirne completamente il tono. Invece di proclami epici, il rullo dei titoli iniziali di Balle Spaziali annuncia che il pianeta Spaceball ha finito l’aria e vuole sottrarla al pianeta Druidia, chiudendo il tutto con una battuta nonsense: “Se state leggendo queste righe, non avete bisogno di occhiali”.
Al momento di cimentarsi con la fantascienza, l’impresa di Mel Brooks è tutta caratterizzata dal suo genio nel creare visivamente ciò che il suo senso dell’umorismo filtra nell’osservazione ironica, a cominciare dal rullo iniziale dei titoli di Star Wars, che Balle Spaziali replica graficamente per poi sovvertirne completamente il tono. Invece di proclami epici, il rullo dei titoli iniziali di Balle Spaziali annuncia che il pianeta Spaceball ha finito l’aria e vuole sottrarla al pianeta Druidia, chiudendo il tutto con una battuta nonsense: “Se state leggendo queste righe, non avete bisogno di occhiali”.
Per evitare controversie legali, prima di girare il film Brooks chiese il permesso a George Lucas, il quale approvò la sceneggiatura a patto che non venisse prodotto alcun merchandising. In effetti i pupazzetti di Balle Spaziali sarebbero stati troppo simili a quelli di Star Wars. Brooks accettò alla sua maniera, introducendo nel film alcune gag memorabili proprio sul tema del marketing esasperato. Oltre a Lord Casco Nero che gioca con i pupazzetti dei protagonisti di Balle Spaziali e al saggio Yogurt (caricatura di Yoda interpretata dallo stesso Mel Brooks) che mostra i gadget di Balle Spaziali, dal portapranzo ai cereali per la colazione al libro da colorare, l’intero film è costellato di oggetti con il logo Spaceballs posti nei punti più inaspettati.
La trama di Balle Spaziali è ispirata, in
parte, ad Accadde una notte (It Happened One
Night, 1934), il grande classico diretto da Frank Capra. In quel film, una giovane ereditiera, interpretata da Claudette Colbert, fugge da un matrimonio combinato e finisce per innamorarsi di un uomo comune, interpretato da Clark Gable. Trasportando questa dinamica sentimentale nello spazio, Brooks crea la Principessa Vespa, in fuga dalle nozze con il narcolettico Principe Valium, e la fa incontrare con Stella Solitaria, un avventuriero spaziale. Alla fine del film, Stella Solitaria rifiuta la generosa ricompensa promessa dal re in cambio del salvataggio di Vespa, chiedendo solo un rimborso spese: un gesto che rievoca esplicitamente il finale di Accadde una notte, in cui il protagonista sceglie di non accettare la ricompensa, ma solo quanto gli spetta per principio.
Come aveva fatto in precedenza con Alta tensione, Frankenstein Junior, Mezzogiorno e mezzo di fuoco e L’ultima follia, in Balle Spaziali Mel Brooks si propone non soltanto di prendere in giro un singolo film, ma di satirizzare un intero genere cinematografico, riuscendoci pienamente anche grazie a un impegno produttivo ‘smodato’, per usare lo stesso aggettivo adottato nel film per la ‘Velocità Smodata’ (nella versione originale, ‘Ludicrous Speed’), un’esagerazione umoristica della velocità iperspaziale utilizzata in Star Wars. Lo
stesso termine originale, ‘ludicrous’ (ridicolo, assurdo), rappresenta un chiaro segnale dell’intento satirico di Brooks, che spinge all’estremo il concetto di superare qualsiasi limite fisico e logico, perfino quelli già esagerati del genere fantascientifico. Quando la Spaceball One, l’astronave comandata da Lord Casco Nero, attiva questa modalità, la nave si muove a una velocità capace di defor mare la stessa realtà.
Oltre a Star Wars, Balle Spaziali cita numerose altre opere di fantascienza: viene ricreata in chiave comica la celebre scena di Alien (Alien, 1979) con il mostro alieno che esce dal torace di John Hurt, vengono presi in giro i guai del teletrasporto in Star Trek (Star Trek: The Motion Picture, 1979) col Presidente Scrocco (nell’originale Skroob, un anagramma di Brooks, che lo interpretava) che si ritrova con la testa al contrario e vede per la prima volta il suo sedere, viene riletto il finale de Il Pianeta delle Scimmie (Planet of the Apes,
1968).
Inoltre, tra astronavi che ci mettono un'eternità ad attraversare lo schermo e abbigliamenti ‘futuristici’, il film di Brooks omaggia 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odissey, 1968), mentre gli elementi fiabeschi e scenografici richiamano l'estetica de Il mago di Oz (The Wizard of Oz, 1939): per esempio, in una scena, Vespa, il canuomo Rutto, Stella Solitaria e la governante-robot riecheggiano Dorothy sulla strada di mattoni gialli con l’uomo di latta, il leone e lo spaventapasseri. È presente persino un richiamo ai Transformers, che già all’epoca del film giungevano dal Giappone, con la Spaceball One che si trasforma in una gigantesca cameriera aspirapolvere.
Inoltre, tra astronavi che ci mettono un'eternità ad attraversare lo schermo e abbigliamenti ‘futuristici’, il film di Brooks omaggia 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odissey, 1968), mentre gli elementi fiabeschi e scenografici richiamano l'estetica de Il mago di Oz (The Wizard of Oz, 1939): per esempio, in una scena, Vespa, il canuomo Rutto, Stella Solitaria e la governante-robot riecheggiano Dorothy sulla strada di mattoni gialli con l’uomo di latta, il leone e lo spaventapasseri. È presente persino un richiamo ai Transformers, che già all’epoca del film giungevano dal Giappone, con la Spaceball One che si trasforma in una gigantesca cameriera aspirapolvere.
Nel tempo, Balle spaziali ha conquistato un posto di rilievo nella filmografia di Mel Brooks ed è stato rivalutato proprio per questa sua capacità di prendere in giro non solo Star Wars, ma l'intero panorama fantascientifico dell'epoca. Rick Moranis, interprete di Lord Casco Nero, ha più volte sottolineato come il film debba il suo successo proprio all'ironia rivolta non solo alla saga di George Lucas, ma all'intero universo cinematografico fantascientifico. Il film racconta di un pianeta chiamato Spaceball, ormai privo della propria atmosfera. Il presidente Scrocco (Mel Brooks), alleato con Lord Casco Nero (Rick Moranis), vuole sottrarre l'aria al pianeta Druidia e, per questo, cerca di rapire la principessa Vespa (Daphne Zuniga). Re Rolando (Dick Van Patten), padre della principessa, affida a Stella Solitaria (Bill Pullman) e al suo assistente Ruttolomeo detto Rutto (John Candy), un essere metà uomo e metà cane, la missione di salvarla. Tra combattimenti, travestimenti, gag esilaranti e l’incontro con il saggio Yogurt (ancora Mel Brooks), che insegna il potere dello ‘Sforzo’, la vicenda deride in modo spietato ma affettuoso l'intera saga di Lucas.
Tra le scene più iconiche spicca quella della videocassetta: per scoprire la posizione degli eroi in fuga, Lord Casco Nero e il colonnello Nunziatella guardano una copia pirata di Balle Spaziali... mentre lo stanno vivendo in tempo reale! Questo cortocircuito temporale genera una delle gag metacinematografiche più brillanti nella storia del cinema. L'idea che esista una videocassetta disponibile ancor prima che il film sia completato prende in giro il mercato dell'home video degli anni '80, superando di gran lunga la semplice rottura della quarta parete. Il dialogo mostrato nella figura accanto, insieme ad altre scene del genere, ci indica che siamo davanti probabilmente all’opera più metanarrativa di Mel Brooks: i personaggi sono consapevoli di stare recitando in un film.
Tra le scene più iconiche spicca quella della videocassetta: per scoprire la posizione degli eroi in fuga, Lord Casco Nero e il colonnello Nunziatella guardano una copia pirata di Balle Spaziali... mentre lo stanno vivendo in tempo reale! Questo cortocircuito temporale genera una delle gag metacinematografiche più brillanti nella storia del cinema. L'idea che esista una videocassetta disponibile ancor prima che il film sia completato prende in giro il mercato dell'home video degli anni '80, superando di gran lunga la semplice rottura della quarta parete. Il dialogo mostrato nella figura accanto, insieme ad altre scene del genere, ci indica che siamo davanti probabilmente all’opera più metanarrativa di Mel Brooks: i personaggi sono consapevoli di stare recitando in un film.
Balle Spaziali è un continuo slancio di immaginazione: nulla è lasciato al caso, tutto è curato per confezionare un'opera che sia il più divertente possibile, e tutto funziona. A partire dai personaggi, che restano impressi nella memoria come figure familiari. Impossibile non affezionarsi alla principessa Vespa, capricciosa e tenera, o a Stella Solita ria, scanzonato e coraggioso antieroe interpretato da un Bill Pullman che fonde nel personaggio elementi di Luke Skywalker e Han Solo. Con il suo Lord Casco Nero, un Rick Moranis in stato di grazia dà vita a un piccolo e perfido antagonista comico dotato di un casco esagerato e manie infantili. John Candy, gigantesco in ogni senso nel ruolo del canuomo Rutto (Barf nella versione originale), riesce a incarnare il lato più umano e affettuoso dell’universo creato da Brooks, e ci regala una delle battute più memorabili del film, riportata nella figura qui accanto. In un mondo giusto, dove commedia e fantascienza abbiano il posto altissimo che spetta all’arte nella sua forma suprema, cioè il rappresentare la realtà attraverso la fantasia, Candy avrebbe meritato un Oscar per questo personaggio. Mel Brooks ricopre due ruoli: Yogurt, una parodia di Yoda, e il presidente Scrocco, un politicante viscido e truffaldino. Dom DeLuise presta la voce a Pizza Margherita (Pizza The Hut nell'originale), probabilmente l'alieno più surreale nella storia del cinema fantastico, una gigantesca pizza con formaggio filante e pepperoni (un salame piccante tipico degli USA), parodia di Jabba The Hut.
Oltre al classico umorismo slapstick, nel film Mel Brooks ricorre a tecniche comiche tradizionali come giochi di parole, situazioni assurde e paradossi visivi. Ma Balle Spaziali si distingue per una satira pungente, rivolta tanto alle convenzioni del genere fantascientifico quanto all'eccessiva commercializzazione del cinema, donando al film una profondità che va oltre il semplice divertimento.
C’è anche una filosofia, sotto la risata. La classica lotta tra il Bene e il Male è raccontata con il cinismo affettuoso tipico di Brooks, che riesce a farci riflettere ridendo. Non c'è retorica, eppure il messaggio arriva. In questo senso,
Balle Spaziali è parente stretto di Frankenstein Junior, altro capolavoro del regista in cui la parodia sfiora la poesia, e l’umorismo diventa linguaggio per dire qualcosa di più.Balle spaziali va così oltre la semplice collezione di battute e diventa una celebrazione dell'umorismo come strumento per mettere in discussione potere e convenzioni. Brooks smonta con garbo i miti contemporanei e li ricompone in una versione irriverente, ma sempre rispettosa. Il film ci ricorda che non bisogna prendersi troppo sul serio, nemmeno di fronte alle opere più care, e che il sorriso ha il potere di alleggerire ogni peso, anche quello di un'intera galassia in pericolo.
E non dimentichiamo che Balle Spaziali è anche cinema vero. Le scenografie, gli effetti speciali, i costumi: ogni scena è costruita con una cura che sfiora la perfezione tecnica, al punto che, per quanto si rida, non si dimentica mai di essere davanti a un’opera di altissima qualità visiva. Brooks si muove con consapevolezza assoluta nei codici del cinema fantastico: li conosce, li rispetta e li piega al servizio dell’umorismo. La sua analisi dei meccanismi narrativi della fantascienza è minuziosa. Proprio per questo, la parodia funziona così bene: non è mai superficiale, ma profonda, colta, stratificata. Gli effetti speciali, pur volendo prendere sempre in giro quelli ‘seri’ di Star Wars, sono stati realizzati con un budget considerevole per quei tempi. Numerose gag visive, come la trasformazione della navicella Spaceball One in un robot aspirapolvere gigante, o il personaggio di Pizza Margherita, hanno richiesto una progettazione e una cura nei dettagli particolarmente accurate.
Non è facile spiegare perché, dopo tanti anni, Balle Spaziali continui ancora a occupare un posto così speciale nel mio immaginario. Non è solo per la comicità, né soltanto per il legame affettivo con un certo tipo di cinema. È qualcosa di più profondo: Balle Spaziali rappresenta, per me, la forma più riuscita di commistione tra il comico e il fantastico. Due territori narrativi che, se trattati con intelligenza, si esaltano a vicenda.
Oltre al classico umorismo slapstick, nel film Mel Brooks ricorre a tecniche comiche tradizionali come giochi di parole, situazioni assurde e paradossi visivi. Ma Balle Spaziali si distingue per una satira pungente, rivolta tanto alle convenzioni del genere fantascientifico quanto all'eccessiva commercializzazione del cinema, donando al film una profondità che va oltre il semplice divertimento.
C’è anche una filosofia, sotto la risata. La classica lotta tra il Bene e il Male è raccontata con il cinismo affettuoso tipico di Brooks, che riesce a farci riflettere ridendo. Non c'è retorica, eppure il messaggio arriva. In questo senso,
Balle Spaziali è parente stretto di Frankenstein Junior, altro capolavoro del regista in cui la parodia sfiora la poesia, e l’umorismo diventa linguaggio per dire qualcosa di più.Balle spaziali va così oltre la semplice collezione di battute e diventa una celebrazione dell'umorismo come strumento per mettere in discussione potere e convenzioni. Brooks smonta con garbo i miti contemporanei e li ricompone in una versione irriverente, ma sempre rispettosa. Il film ci ricorda che non bisogna prendersi troppo sul serio, nemmeno di fronte alle opere più care, e che il sorriso ha il potere di alleggerire ogni peso, anche quello di un'intera galassia in pericolo.
E non dimentichiamo che Balle Spaziali è anche cinema vero. Le scenografie, gli effetti speciali, i costumi: ogni scena è costruita con una cura che sfiora la perfezione tecnica, al punto che, per quanto si rida, non si dimentica mai di essere davanti a un’opera di altissima qualità visiva. Brooks si muove con consapevolezza assoluta nei codici del cinema fantastico: li conosce, li rispetta e li piega al servizio dell’umorismo. La sua analisi dei meccanismi narrativi della fantascienza è minuziosa. Proprio per questo, la parodia funziona così bene: non è mai superficiale, ma profonda, colta, stratificata. Gli effetti speciali, pur volendo prendere sempre in giro quelli ‘seri’ di Star Wars, sono stati realizzati con un budget considerevole per quei tempi. Numerose gag visive, come la trasformazione della navicella Spaceball One in un robot aspirapolvere gigante, o il personaggio di Pizza Margherita, hanno richiesto una progettazione e una cura nei dettagli particolarmente accurate.
Non è facile spiegare perché, dopo tanti anni, Balle Spaziali continui ancora a occupare un posto così speciale nel mio immaginario. Non è solo per la comicità, né soltanto per il legame affettivo con un certo tipo di cinema. È qualcosa di più profondo: Balle Spaziali rappresenta, per me, la forma più riuscita di commistione tra il comico e il fantastico. Due territori narrativi che, se trattati con intelligenza, si esaltano a vicenda.
È questo equilibrio perfetto tra l’ironia disarmante e l’adorazione sincera per il genere fantascientifico che rende il film di Mel Brooks qualcosa di unico. Una parodia, certo, ma anche una lettera d’amore al cinema di fantascienza. Anzi, alla narrazione cinematografica fantascientifica nel suo periodo più glorioso, quegli anni Ottanta che ci hanno regalato opere di una fantasia visiva talmente potente da farci credere davvero che lo spazio fosse abitato da alieni, astronavi e pirati galattici.
In definitiva, amo questo film perché rappresenta esattamente ciò che mi diverte di più nella letteratura scritta e nel cinema: l’incontro tra l’invenzione fantastica e lo sguardo ironico. Quando queste due forze si alleano, nasce qualcosa di raro. Balle Spaziali è quel tipo di miracolo: un’opera che fa ridere, stupisce, affascina e, senza darlo troppo a vedere, analizza con intelligenza i meccanismi del genere che parodizza.
Al momento della sua uscita, il film ha ricevuto un'accoglienza piuttosto tiepida da parte della critica, e l’incasso è stato modesto rispetto alle aspettative. Tuttavia, chi lo ha visto lo ha apprezzato moltissimo, come lo stesso George Lucas, creatore della saga originale che offre lo spunto per la parodia.
Negli anni l’amore per Balle Spaziali è continuato a crescere, come accade ai cult movie, e oggi il film è riconosciuto come un vero classico della commedia e continua a conquistare nuove generazioni di fan grazie alle piattaforme di streaming. Le sue scene emblematiche e i personaggi indimenticabili vengono spesso citati e richiamati anche dai più giovani, testimonianza della sua duratura influenza nel mondo del cinema.
Nel 2008 è stata realizzata una serie animata ispirata al film, ideata prodotta e interpretata sempre da Mel Brooks, mentre quest’anno è stato annunciato ufficialmente un seguito per celebrare il quarantesimo anniversario della pellicola.
In definitiva, amo questo film perché rappresenta esattamente ciò che mi diverte di più nella letteratura scritta e nel cinema: l’incontro tra l’invenzione fantastica e lo sguardo ironico. Quando queste due forze si alleano, nasce qualcosa di raro. Balle Spaziali è quel tipo di miracolo: un’opera che fa ridere, stupisce, affascina e, senza darlo troppo a vedere, analizza con intelligenza i meccanismi del genere che parodizza.
Al momento della sua uscita, il film ha ricevuto un'accoglienza piuttosto tiepida da parte della critica, e l’incasso è stato modesto rispetto alle aspettative. Tuttavia, chi lo ha visto lo ha apprezzato moltissimo, come lo stesso George Lucas, creatore della saga originale che offre lo spunto per la parodia.
Negli anni l’amore per Balle Spaziali è continuato a crescere, come accade ai cult movie, e oggi il film è riconosciuto come un vero classico della commedia e continua a conquistare nuove generazioni di fan grazie alle piattaforme di streaming. Le sue scene emblematiche e i personaggi indimenticabili vengono spesso citati e richiamati anche dai più giovani, testimonianza della sua duratura influenza nel mondo del cinema.
Nel 2008 è stata realizzata una serie animata ispirata al film, ideata prodotta e interpretata sempre da Mel Brooks, mentre quest’anno è stato annunciato ufficialmente un seguito per celebrare il quarantesimo anniversario della pellicola.
È stato Mel Brooks in persona, alla veneranda età di 99 anni e a trentotto anni dall'uscita di Balle Spaziali, ad annunciarne il seguito cinematografico, nel quale potrebbe tornare a vestire i panni di Yogurt, affiancato da Bill Pullman nel ruolo di Stella Solitaria e da Rick Moranis in quello di Lord Casco Nero.
Il nuovo film, definito ironicamente dalla produzione “un non-prequel, non-reboot, sequel, parte 2, ma con elementi di reboot per l'espansione del franchise”, sarà distribuito nei cinema nel 2027 da Amazon MGM Studios e sarà diretto da Josh Greenbaum su una sceneggiatura di Benji Samit, Josh Gad (pre-
sente anche nel cast) e Dan Hernandez.
Su YouTube esiste già un teaser, che trovate sotto questo articolo, con il classico rullo dei titoli in stile Star Wars che recita: “Trentotto anni fa, c’era solo una trilogia di Star Wars. Ma da allora ci sono stati… Una trilogia prequel. Una trilogia sequel. Un sequel del prequel. Un prequel del sequel. Innumerevoli spin-off televisivi. Uno spin-off cinematografico di uno spin-off televisivo che è sia un prequel che un sequel. Senza contare…” Segue un lunghissimo elenco di saghe cinematografiche. “Ma in 38 anni c'è stato un solo... Balle Spaziali. Fino a oggi…”. Alla fine dei titoli appare Mel Brooks, con indosso una felpa simile a quelle mostrate da Yogurt nel film insieme al resto del suo merchandising, per annunciare che per il quarantennale di Balle Spaziali i fan avranno un nuovo film, concludendo con un ironico: “Che lo Sforzo sia con voi!”, ulteriore parodia del saluto Jedi.
Già un decennio fa, il regista newyorkese aveva dichiarato che un nuovo capitolo di Balle Spaziali, magari dal titolo ironico La ricerca di più soldi (anticipato nel saluto finale di Yogurt: “God willing, we all will meet again in Spaceballs 2 - The Search for More Money, (Se Dio vorrà, ci incontreremo di nuovo in Spaceballs 2 - Alla ricerca di più soldi)", ma assente nel doppiaggio italiano), non avrebbe scandalizzato nessuno. Al contrario, il pubblico lo avrebbe accolto con entusiasmo.
E noi attendiamo questo film, perché tornare nell’universo di Balle Spaziali significa avere la possibilità di ritrovare una comicità intelligente, che sa prendersi gioco dei miti della fantascienza senza mai rinnegarne la grandezza; perché Mel Brooks ha dimostrato che si può fare satira con affetto, senza distruggere ciò che si ama; perché rivedere quei personaggi iconici e quei luoghi fantastici, anche solo evocati, risveglia un senso di appartenenza a una fantascienza colta e dissacrante al tempo stesso; e perché, in un’epoca dove le saghe si prendono fin troppo sul serio, Balle Spaziali può restituirci il piacere di ridere con la fantascienza e non della fantascienza.
Che lo Sforzo sia con noi, Mel Brooks.
L’avventura di Balle Spaziali continua.
Perché la fantascienza può farci pensare, ma solo una grande commedia può farci ridere mentre lo facciamo.
Già un decennio fa, il regista newyorkese aveva dichiarato che un nuovo capitolo di Balle Spaziali, magari dal titolo ironico La ricerca di più soldi (anticipato nel saluto finale di Yogurt: “God willing, we all will meet again in Spaceballs 2 - The Search for More Money, (Se Dio vorrà, ci incontreremo di nuovo in Spaceballs 2 - Alla ricerca di più soldi)", ma assente nel doppiaggio italiano), non avrebbe scandalizzato nessuno. Al contrario, il pubblico lo avrebbe accolto con entusiasmo.
E noi attendiamo questo film, perché tornare nell’universo di Balle Spaziali significa avere la possibilità di ritrovare una comicità intelligente, che sa prendersi gioco dei miti della fantascienza senza mai rinnegarne la grandezza; perché Mel Brooks ha dimostrato che si può fare satira con affetto, senza distruggere ciò che si ama; perché rivedere quei personaggi iconici e quei luoghi fantastici, anche solo evocati, risveglia un senso di appartenenza a una fantascienza colta e dissacrante al tempo stesso; e perché, in un’epoca dove le saghe si prendono fin troppo sul serio, Balle Spaziali può restituirci il piacere di ridere con la fantascienza e non della fantascienza.
Che lo Sforzo sia con noi, Mel Brooks.
L’avventura di Balle Spaziali continua.
Perché la fantascienza può farci pensare, ma solo una grande commedia può farci ridere mentre lo facciamo.
(Si ringrazia Salvatore Deodato per i fotogrammi dialogati
e il gruppo Fb DAL NOME SBAGLIATO Frankestain Junior per i suggerimenti)
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