Questo articolo è stato pubblicato nel numero 225-226 (fbbraio/marzo 2025) della rivista INSIDE STAR TREK . All' indirizzo https://www.stic.it/stic_rivista.html trovate un assaggio della rivista (che contiene interviste, novità e recensioni sul mondo di Star Trek) e le modalità per riceverla.
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Nell' anno 2009, in un momento nel quale la saga di Star Trek non aveva nuovi episodi trasmessi in TV da quattro anni, al cinema arrivò un nuovo film con quelle due parole magiche nel titolo: Star Trek.
Questa è la narrazione di un’opera senza precedenti nella storia della fantascienza televisiva e cinematografica, dei sette anni che videro davvero ciò che nessuno aveva mai visto prima.
J.J. Abrams, infatti, (reduce dalla serie LOST, che aveva avuto un grandissimo successo) ebbe in mano l’occasione di poter dirigere l’undicesimo film della serie, e lo fece in una maniera mai vista nella storia della saga: pensò di poter realizzare un sogno di Gene Roddenberry, il quale aveva dichiarato che gli sarebbe piaciuto che un giorno i suoi personaggi fossero interpretati da altri attori e narrati da altri autori per nuove storie della serie per la quale aveva dato tantissimo. Il desiderio che i suoi personaggi potessero vivere oltre la sua creazione originale rifletteva la sua visione di un mondo in continua evoluzione, in cui storie e personaggi potevano crescere e cambiare nel tempo.
Star Trek, il film del 2009, non fu un vero e proprio reboot (il personaggio di Spock, interpretato da Leonard Nimoy, era lo stesso che avevamo visto in ogni episodio della Serie Classica, di The Next Generation, e nei 6 film nei quali è tra i protagonisti), non fu uno spin off (narrava un “altrove”, ma i personaggi non erano altro che gli stessi delle precedenti avventure con Spock, compreso un altro Spock più giovane), non fu (del tutto) un sequel, perché se per l’anziano Spock la sua vita terrena continuava come in una puntata successiva dedicata alle sue avventure, per tutti gli altri vi è un riavvio delle proprie vicende, a partire da un evento che crea una linea temporale alternativa.
Gli universi alternativi sono stati, sono e saranno usati in tutti i modi per narrare una storia su passaggi tra diverse realtà, ma stavolta è un universo alternativo che ha creato una nuova incredibile “serie cinematografica”. Tre film che non furono appena un omaggio alla Serie Classica o allo spirito di Star Trek, ma una ricca e spettacolare serie di Star Trek, dove tutto il bene della creazione di Roddenberry intrattenne noi spettatori nel modo migliore possibile per quei tempi. L’era dei network televisivi non era nel suo miglior periodo, lo streaming delle piattaforme era ancora lì da venire, il cinema era una miniera dove i film con saghe spettacolari la facevano da padrone. Ricordo come vi fossero forti dissensi su questa operazione: alla fine questa “serie”, composta da 3 episodi in 8 anni, era poca cosa rispetto alle centinaia di episodi che la TV ci aveva dato. Qualcuno, per rafforzare il proprio non gradimento dell’operazione, che appariva come un voler mettere una pietra sopra il sogno dei fan di veder proseguire le vicende della Flotta Stellare con Picard, Janeway, Data etc., criticava ogni aspetto di questi film. Ma il taglio cinematografico invece aveva schierato grandi mezzi che diedero dei prodotti di altissima qualità. Gli attori scelti erano tutti interpreti di successo, sicuramente bravi ed azzeccatissimi per interpretare gli iconici eroi della serie classica. Zachary Quinto riuscì a creare il suo Spock con la difficilissima prova di dover recitare accanto all’originale, Chris Pine resse i film da perfetto protagonista, dimostrando anche il suo talento in altre produzioni di quegli anni. Zoe Saldaña fu una scelta perfetta, ricordiamoci che è l’attrice che detiene il record di essere la prima interprete ad aver preso parte a quattro film che hanno superato i 2 miliardi al botteghino. Non si badò a spese: Chris Hemsworth interpretò il padre di Kirk, che, a differenza che nella linea principale, muore quando Kirk è un neonato, e il futuro capitano James Tiberius Kirk, cresciuto in questa realtà senza un padre, non può essere lo stesso che noi conoscevamo. Neppure il giovane Spock potrà essere lo stesso: lui perde il suo pianeta e sua madre (qui abbiamo un’altra attrice super: Wynona Rider). Il primo film di questa serie viene indicato erroneamente in Italia con il titolo “Star Trek: il futuro ha inizio” mentre il testo dopo i due punti è solo uno slogan nel manifesto. È stato il primo film di Star Trek ad essersi aggiudicato un premio Oscar (per la categoria “miglior trucco”) e ha ricevuto altre tre candidature: miglior sonoro, migliori effetti speciali, miglior montaggio sonoro. La National Board Review Award Top Ten Films, una lista dei migliori dieci film dell’anno, selezionati dai membri del National Board of Review of Motion Pictures fin dal 1929, lo pone tra i migliori dieci film del 2009.
I fan di Star Trek (e anche chi di Star Trek non sapeva nulla) godettero della visione di Kirk, Spock e McCoy ai tempi dell’accademia. Persino la mitica Kobayashi Maru del giovane Kirk, appena accennata nel secondo film come un curioso aspetto della biografia del capitano, viene mostrata nella sua interezza con tanto di conseguenze disciplinari. Per la prima volta i personaggi di Star Trek hanno nuovi attori aprendo a quello che in Discovery e Strange New Worlds sarebbe stata la normalità. Ma qui fu una sfida coraggiosa, Star Wars lo aveva già fatto con una trilogia “prequel”, qui si raccontò di personaggi ai quali poteva accadere qualunque cosa. Se sappiamo che il giovane Kenobi non potrà morire in duello essendo un prequel, la stessa assicurazione non vale per nessun personaggio di questa nuova serie cinematografica: tutto può accadere, Spock potrà perdere il proprio pianeta, innamorarsi di Uhura, incontrare la sua versione anziana.
Il film fu molto atteso dai fan di Star Trek e anche dagli ammiratori di Abrams, e godette di una promozione molto forte. I teaser trailer partirono quasi un anno e mezzo prima, preceduti a loro volta da proiezioni cinematografiche in cinquecento sale in USA ed Europa del doppio episodio The Menagerie, caratterizzato dalla presenza del capitano Pike, personaggio che avrebbe avuto una particolare importanza nel nuovo Star Trek cinematografico. Il film ebbe un buon successo commerciale negli Stati Uniti, e così si volle realizzare un primo sequel, “Into Darkness”. E ancora una volta, coraggiosamente, si ridisegna un incontro storico della saga, quello col villain Khan, l’antagonista di Kirk nel secondo film. Venne chiamato per questo ruolo un attore fenomenale, Benedict Cumberbatch. Il sequel omaggia il capolavoro “L’ira di Khan” (anch’esso secondo film della serie cinematografica originale) e ne cita una sequenza, quella dove il capitano Kirk è pronto a sacrificare la propria vita per salvare la nave e il suo equipaggio, con i ruoli di Kirk e Spock invertiti. Ma il film narra una storia molto diversa, a riprova che non ci troviamo in un remake del film del 1982, ma in un “What if” generato dal fatto che sarebbe stato interessante far incontrare Khan, personaggio fortissimo sin dai tempi della Serie Classica, con l’Enterprise di questa linea temporale. Chi ha criticato “Into Darkness” come un remake poco riuscito de “L’ira di Khan” (tra cui, pare, anche il regista della pellicola sel 1982, Nicholas Meyer) probabilmente non ha afferrato l’operazione; se volessimo guardarla dal mondo di adesso, dove i multiversi dominano i mondi Marvel e DC Comics e Spiderman e Batman incrociano storie e attori di film di serie diverse in un gioco di ipotesi narrative, diramazioni, destini alternativi, possiamo dire che “Into Darkness” fu una narrazione innovativa, la sfida di riraccontare iconici personaggi in una vicenda differente. In quest’opera, dove pathos, azione ed emozione sono dosati come in ogni buon film d’avventura, c’è (a sorpresa) ancora l’anziano Spock interpretato da Nimoy, qui nella sua ultima apparizione in quel ruolo, che comunica con il suo alter ego giovane dandogli indicazioni interessanti e decisive per la vicenda.
Il terzo film, “Star Trek Beyond”, non vide più Abrams alla regia, ma Justin Lin. I nostri attori c’erano tutti, anche il povero Anton Yelchin, l’interprete del russo Chekov, morto giovanissimo pochi giorni prima che il film venisse proiettato nelle sale. E c’è il ricordo di Spock/Nimoy in un momento toccante della storia.
A distanza di quindici anni, credo, molti detrattori dell’operazione dovrebbero rivedere alcune critiche fatte all’epoca. Furono persino indicati come un difetto i molti effetti visivi, inseriti dal regista a indicare che una nuova era cinematografica di Star Trek meritava innovazione, ma adesso che Star Trek ha prodotto moltissimi episodi televisivi dal forte uso di grafica tecnologicamente avanzata, è chiaro che questa miniserie su grande schermo fu un gioiello di spettacolarità. E gli strenui difensori dello “spirito di Star Trek”, tra gli “Spock non avrebbe mai detto” e i “Kirk non avrebbe mai fatto”, forse, col tempo, avranno accettato che i “What if” vanno bene anche al cinema oltre che nei fumetti, e che, a studiare bene la Serie Classica, il metà umano Spock ha riso o si è arrabbiato anche nei primi telefilm (e appunto lo farà ancora nelle nuove serie Discovery e Strange New Worlds con Ethan Peck nel ruolo del Vulcaniano) e Jim Kirk, diamine, è qui un giovane senza padre, non il capitano cresciuto all’ombra di George Samuel Kirk. La sfida dell’abbandono della linea temporale canonica, portandosi un pezzo fondamentale di quella ufficiale è, per quell’epoca, un’impresa unica e originale, innovativa quel tanto da spiazzare alcuni ed entusiasmare tanti. E oggi che quei film passano spesso nelle TV generaliste, non si può non avvertire, ogni volta che ci si imbatte in essi e non si riesce a cambiar canale, che ci troviamo di fronte a opere con un’atmosfera unica e splendida.
La grande qualità dei 3 film di Star Trek prodotti tra il 2009 e il 2016 è stata determinata dall’aver narrato un universo allo stesso tempo antico e nuovo in una narrazione coinvolgente. Citazioni inevitabili e nuovo linguaggio nel raccontare grandi imprese hanno catturato sia i fan storici che i nuovi spettatori, in un modo di sicuro studiatissimo nel bilanciare questi elementi per poter raggiungere un vasto pubblico, dato l’imponente investimento produttivo. Un ultimo apprezzamento va alla scelta di affidare a Michael Giacchino la colonna sonora: musiche coinvolgenti, come la saga fantastica più emozionante di sempre meritava.
Ogni tanto vien fuori qualche notizia su un quarto film ambientato in questa linea temporale. Non sono mancati, da otto anni a questa parte, rumors su una storia nientepopodimeno affida -ta a Quentin Tarantino, su Chris Pine dapprima reticente a far parte ancora di Star Trek, poi desideroso di rivestire i panni di James T. Kirk. Mentre scrivo, il progetto non pare a tutt’oggi abbandonato, un quarto film conclusivo di questa linea temporale con questi attori possiamo aspettarcelo? In fondo Star Trek ha esaudito nei fan i desideri più remoti, dal ritorno della Next Generation in Picard dopo decenni con tutto il cast, alla serie animata comica sulle navi della Flotta stellare, al ritorno di Janeway in nuovissime avventure, alle storie mai narrate di Pike e Spock, e... chissà quante altre meraviglie sono possibili in questo o in altri universi?
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